“Il 1968 fu un rasoio che separò il passato dal futuro”. Così nel gennaio 1988 scriveva la rivista americana Time, dedicando la copertina agli avvenimenti di vent’anni prima. Oggi, che dal movimento del Sessantotto di anni ne sono passati ben quaranta, la polemica non si è placata, le domande non sono esaurite. Si è trattato di un’esperienza da archiviare, di un pretesto per dare sfogo a rancori e rabbie represse? O ha piuttosto rappresentato il primo capo di un filo rosso che ha congiunto due epoche? La risposta rimane aperta, ma è certo che, poco meno di mezzo secolo fa, milioni di individui intravidero che cosa il mondo sarebbe potuto diventare, in un’emergenza di cambiamento che è diventata memoria collettiva perché condivisa anche da chi, all’epoca, ancora non era nato. Dall’analisi storica a quella sociologica, dalla ricerca di nuovi assetti per la democrazia all’economia, il ‘68 ha unito multiformi elementi nell’espressione di un disagio e nella forte asserzione, da parte di migliaia di persone, di tornare ad essere soggetti e protagonisti del progresso.
Avant pop '68. Canzoni indimenticabili di un anno che non è mai finito. Con CD Audio Riccardo Bertoncelli, Franco Zanetti
Il 1968 non è solo un anno storico, reale. E stato ed è, oggi ancor di più, un tempo mitico, immaginato. Un tempo pieno di fatti, di tentativi e di speranze, attraversato da un'onda creativa che trovò espressione in nuove, fondamentali, prospettive musicali, nelle canzoni di protesta, nel folk, nelle sperimentazioni. Avant pop '68 propone un'antologia delle canzoni che hanno segnato quel tempo e che ne sono ancora oggi una viva testimonianza.
Cantavamo Dio è morto. Il '68 dei cattolici
Roberto Beretta
II Sessantotto è nato cattolico. Poi le strade imboccate sono state più laiche, anzi secolarizzate. E da queste strade ha preso vita il Sessantotto come lo conosciamo noi, oggi. Per capire la vera natura di questo fenomeno, occorre però ritornare alle origini, per scoprire quali fossero i veri ideali della prima ora e quali invece i falsi miti elaborati a posteriori. Quei miti che fecero del Sessantotto una rivoluzione formidabile, un moto spontaneo, nonviolento e democratico.
A colpi di cuore. Storie del sessantotto Anna Bravo
Dalla generazione del dopoguerra sino agli anni di piombo, lo sguardo della storica Anna Bravo si allarga in senso trasversale, ponendo al centro di questa profonda riflessione temi impegnativi come la violenza e il rapporto tra responsabilità individuale e vicenda collettiva. Con una ricerca profonda ed esaustiva, Anna Bravo non semplifica gli anni di una stagione difficile e sfaccettata, ma ne analizza strettamente il contesto per svelarne la vera natura.
Tutta colpa del '68. Cronache degli anni ribelliElfo
Un libro scritto per immagini, immediato e cinematografico, ben 140 tavole per raccontare di Rinaldo, studente di architettura e di come quell’anno fatidico sia stato così importante. Frutto di esperienze e ricordi, ma anche ampiamente documentato, questo volume racconta le occupazioni delle università e gli scontri con la polizia, la liberazione sessuale e la strage di piazza Fontana. Un libro vivo ed emozionante soprattutto per i più giovani.
Sessantotto. Dialogo tra un padre e un figlio su una stagione mai finita André Glucksmann, Raphael Glucksmann
Grande filosofo contemporaneo, il francese André Glucksmann è stato uno dei protagonisti del Sessantotto europeo, nonché uno dei più rilevanti intellettuali del nostro tempo. Controcorrente come sempre, questo saggio sotto forma di dialogo a un giovane intellettuale, ruota intorno alla vera eredità del Sessantotto e a quella grande illusione che è stato “il fantasma dell’inesistenza del male”.
Rovesciare il '68. Pensieri contromano su quarant'anni di conformismo di massaMarcello Veneziani
Il sottotitolo non potrebbe essere più chiaro o più provocatorio, così come evidente è la tesi di Marcello Veneziani: il ‘68, fallito come rivoluzione politica, si è trasformato in un’ideologia libertina sul piano dei valori e dei doveri. Una tendenza incarnata in ugual modo dalla nostra classe politica così come dalla cultura e dai media. Un testo irriverente che spinge ad un’inversione di rotta per la nostra epoca.
Lettera a mio figlio sul Sessantotto Mario Capanna
Scritto sotto forma di lunga lettera al figlio Dario, questo snello volume di Mario Capanna, leader studentesco nel Sessantotto, esplora i significati profondi delle vicende che hanno contribuito a cambiare la storia. Responsabilità, impegno, solidarietà e rapporto tra genitori e figli sono i temi portanti di questo scritto appassionato che intende ragionare con passione e schiettezza sulle vicende di allora e su quelle attuali.
Adulti con riserva. Com'era allegra l'Italia prima del '68Edmondo Berselli
“Più che l’inizio di qualcosa, il mitico ‘68 è stato la fine di un’epoca”. Tra la metà degli anni Cinquanta e la tanto celebrata stagione delle barricate, l’Italia sembrava davvero sulla strada giusta per diventare felicemente moderna. Dal Musichiere alla Seicento, da Celentano a Bob Dylan, tra storia collettiva e cronache di ogni giorno, l’autore ci racconta “come eravamo” prima dell’esplosione dell’ideologia sessantottina.
'68. L'anno che ritorna Pino Casamassima, Franco Piperno
Leader fondatore di Potere Operaio insieme a Toni Negri e Oreste Scalzone, Franco Piperno propone la testimonianza di chi ha vissuto in prima persona una stagione irripetibile. Dalla genesi dei comitati studenteschi agli scontri di piazza, Piperno ricostruisce i fatti nella pluralità dei loro intrecci, esplorandone i significati profondi e l’inossidabile attualità.
Il Sessantotto al futuro Mario Capanna
Nonostante il sessantotto faccia parte della storia, è un fenomeno che rimane ancora al centro della discussione culturale e politica. Si è trattato dell’alba di una nuova società o si è forse trattato dell’inizio di un irreparabile degrado? Mario Capanna, protagonista di quegli anni, ne rilancia i valori profondi e le verità perché si costruisca una società regolata sui veri bisogni dell’uomo e non sul suo dominio.
Contro il '68. La generazione infinitaAlessandro Bertante
La generazione del ’68 ha tradito i propri ideali rivoluzionari trasformandosi nella classe dirigente che tiene stretti a sé il potere politico e mediatico, ma incapace di autocritica e lucidità. È questa l’accusa che Alessandro Bertante, romanziere e saggista, muove dalle pagine del suo libro nel quale il ’68 si configura come l’origine della stagione di decadenza etica e culturale del nostro paese.
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