 
Il conflitto israelo-palestinese è
senza dubbio il tema di maggior attualità del momento, tragicamente
al centro dell'attenzione per la quantità di drammatiche notizie
che quotidianamente ci giungono da quella striscia di terra.
Nella convinzione che una conoscenza diretta degli eventi antecedenti
ai sanguinosi fatti di cronaca di questi giorni possa essere
fondamentale nella comprensione di una situazione tanto complessa,
abbiamo così deciso di proporvi un percorso di lettura che possa
servire ad affrontare l'argomento e a comprendere ragioni e
torti di entrambe le fazioni. Nella speranza che la luce della
pace possa un giorno risplendere su quest'area del mondo tanto
afflitta. |
Il primo testo che intendiamo suggerirvi è Storia
del conflitto arabo israeliano palestinese di Giovanni Codovini:
il libro si propone di ricostruire in maniera chiara e obiettiva il
drammatico scontro in corso tra i due popoli, dalle sue origini ad
oggi. Oltre al testo, preziosissime per una corretta riflessione su
quanto sta accadendo sono le ricche appendici: carte geopolitiche,
documenti ufficiali (per esempio i testi di tutti gli accordi di pace)
e opinioni di importanti esponenti di entrambe le parti in causa.
Ancor più indietro nel tempo alla ricerca dei motivi della perenne
instabilità di quella disgraziata area del mondo si spinge Una
pace senza pace: David Fromkin, già autore di diversi libri
su temi di storia e politica internazionale, illustra con grande chiarezza
come la più remota origine del conflitto vada ricercata nelle decisioni
prese da europei e americani al tavolo della pace nel secondo decennio
del Novecento, dopo la caduta dell'impero ottomano. Una serie di provvedimenti
attraverso i quali venne creato un sistema di stati artificiale che
ha reso il Medio Oriente una regione di Paesi "incapaci di diventare
nazioni".
A un periodo di tempo più circoscritto delimita la propria analisi
Sinai,
5 giugno 1967: il conflitto arabo-israeliano. Helmut Mejcher
ricostruisce la storia delle tensioni tra lo Stato di Israele e i
Paesi arabi a partire dalla guerra dei Sei giorni (5-10 giungo 1967)
fino al recente, anche se ad oggi apparentemente lontanissimo, summit
di Camp David (2000) tra l'ex premier israeliano Barak e Yasser Arafat.
Assolutamente fondamentale per una rilettura obiettiva della guerra
che divampa in Medio Oriente è poi Vittime
di Benny Morris: capostipite dei "nuovi storici" israeliani,
Morris si produce in uno sforzo d'imparzialità per ripercorrere tutte
le tappe del conflitto, dalla nascita del movimento sionista fondato
da Theodor Herzl alla fine dell'Ottocento fino ai giorni nostri, cercando
di delineare le responsabilità oggettive di entrambe le parti e svelando
verità scomode che sono state anche all'origine di forti critiche
rivoltegli in patria.
Altro storico israeliano che esamina il passato senza alcuna autoindulgenza,
atteggiamento che ha suscitato nei suoi confronti accuse di tradimento
da parte di alcuni suoi connazionali, è Tom Segev. Nel suo
libro, Il
settimo milione. Come l'Olocausto ha segnato la storia di Israele,
analizza il delicato tema della lotta tra sionisti di destra e di
sinistra in Palestina durante gli anni Trenta e Quaranta del Novecento.
Ne emerge la distorta percezione che tale disputa intestina causò
degli orrori che si stavano al contempo perpetrando in Europa contro
gli ebrei e in tal senso ne esce ridimensionata addirittura la figura
del mitico fondatore dello stato di Israele, David Ben Gurion. Dallo
studio di Segev affiora poi come l'Olocausto sia stato strumentalizzato
nel dopoguerra dalle correnti più nazionaliste del pensiero sionista
e come ancora oggi incida sulle scelte politiche del moderno stato
israeliano.
Il punto di vista palestinese è invece efficacemente espresso da uno
dei maggiori intellettuali arabi viventi, Edward W. Said, in
La questione
palestinese. La tragedia di essere vittima delle vittime. Pur
non risparmiando critiche alla dirigenza palestinese (ricordiamo che
Said fece parte del Consiglio palestinese e ne uscì, in polemica con
Arafat, dopo gli accordi di Oslo del 1993), l'autore interpreta ed
esprime l'ansia di giustizia, libertà e autodeterminazione del suo
popolo.
Una testimonianza diversa, in quanto resa in forma di fumetto,
ma altrettanto forte da un punto di vista emotivo e utile per una
comprensione della drammatica situazione del Medio Oriente è quella
di Joe Sacco. Palestina.
Una nazione occupata è una riprova di come il fumetto possa svolgere
un'alta funzione storica ed educativa. In tal senso l'autore segue
le orme proprio di un disegnatore ebreo, l'Art Spiegelman di Maus
(storia di una famiglia ebraica tra gli anni della guerra e il presente,
fra la Germania nazista e gli Stati Uniti), di cui Palestina è stato
non a caso subito definito l'erede diretto. Senza la pretesa di dare
giudizi, Joe Sacco racconta, dopo aver vissuto per due mesi in Israele
e nei Territori Occupati, la tragedia del popolo palestinese.
Questi sono naturalmente solo alcuni dei testi che fanno parte di
un'estesissima bibliografia sull'argomento. Tanti altri ne esistono,
e ognuno porta il proprio contributo ad una conoscenza più dettagliata
di questa tragedia. Sinteticamente vi segnaliamo altri titoli che
affrontano il tema da diverse prospettive e possono quindi aiutare
ad avere un quadro più completo degli avvenimenti. Per quanto concerne
i libri che si propongono di gettare maggior luce sulla storia del
popolo palestinese e sui suoi più autorevoli rappresentanti, possiamo
citare: Storia
della Palestina di Giancarlo Lannutti, scritto con taglio
giornalistico da uno dei principali esperti dei problemi mediorientali;
Arafat
e gli altri di Ennio Polito e il Diario
segreto di Nemer Hammad ambasciatore di Arafat in Italia di Alberto
La Volpe, testi pubblicati quest'anno che concentrano l'attenzione
su alcuni dei diretti protagonisti della questione palestinese; La
bomba Hamas, opera di Roberto Balducci che analizza nello
specifico il ruolo, purtroppo sempre più preponderante, svolto nel
conflitto dal terrorismo fondamentalista islamico. Tra le opere attente
invece a delineare gli sviluppi della vicenda da parte israeliana
segnaliamo la completa e dettagliata Storia
di Israele di Eli Barnavi, Verso
la Terra promessa di David Goldberg, storia dell'avventura
sionista dalla fine del XIX secolo alla fondazione dello stato di
Israele nel 1948, Volti
d'Israele, serie di ritratti delle personalità più rappresentative
della politica israeliana tracciati da Avishai Margalit, e
infine Ebreo,
israeliano, sionista: concetti da precisare, tentativo del grande
scrittore Abraham Yehoshua di operare nette e necessarie distinzioni
tra nozioni troppo spesso confuse.
Segnaliamo infine Chi
non ha interesse a fare la pace in Israele?: nato per volontà
dell'associazione gli Amici del Museo d'Arte di Tel Aviv, il volume
raccoglie le riflessioni di storici, politici e giornalisti sul motivo
per cui, a oltre 50 anni di distanza dalla nascita dello stato ebraico,
la pace resti ancora una lontana utopia.
Alessandro
de Virgiliis
12/04/02
|
 |
|