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L'autore di questo diario è un prete, che fa l'operaio: "L'esperienza della fabbrica [...] era un fatto di coerenza: trovare il sostentamento nel lavoro per essere gratuiti nel ministero, per cercare di capire come poteva essere credibile la Chiesa. lo potevo esserlo, come persona, ma quello che mi interessava era che lo fosse la Chiesa. E quell'interrogativo rimane aperto ancora oggi, forse ancora di più". Le sue sono annotazioni quotidiane: tumultuose, appassionate, dubbiose e drammatiche. E animate da un affetto sincero, pieno di arguzia e allegria, verso i compagni: quelli che condividono i turni nel reparto della Montecatini, a Spinetta Marengo. Leggendo ci accorgiamo di essere entrati nella vita di questi amici: sappiamo tutto di loro e delle loro famiglie; tutto della Commissione interna di fabbrica e dei vari direttori; abbiamo imparato a fiutare l'odore chimico del reparto, abbiamo provato la lunghezza del turno di notte, condiviso gli innumerevoli thermos di caffè, attraversato i conflitti, visto gli incidenti e patito le morti. È questa la ragione del titolo "I miei amici", perché è attorno ai compagni che prende senso tutta l'esperienza di don Luisito Bianchi. Ci passa la storia d'Italia in questo libro: il movimento operaio, i difficili anni post-conciliari, quel '68 che ha scompigliato come un vento la società del nostro Paese. Ma, soprattutto, protagoniste sono la Chiesa e la Fabbrica: restituite senza ideologia e con la capacità di far emergere problemi e contraddizioni in cui ci sorprendiamo ancora oggi immersi. Società, politica, teologia, cronaca: qui non sono concetti, ma forze che agiscono nella viva carne di una persona che a quarant'anni mette da parte tutto, tranne la propria coscienza, per esporre alla nuda prova della vita la sua vocazione e la sua umanità. "I miei amici" sono un vero "giornale dell'anima", che non seleziona né gerarchizza, non censura né abbellisce, non ammaestra né moraleggia ma provoca con il semplice potere della verità.
10/07/2008
Renzo Montagnoli - rmontagnoli@alice.it
La messa dell'uomo disarmato, il bellissimo romanzo di Luisito Bianchi, non avrebbe potuto esistere se non ci fosse stato un periodo di esperienza, non tanto a contatto con il mondo, ma essendo parte integrante di esso. L'umile sacerdote cremonese realizza questa sua discesa nei problemi concreti di ogni giorno diventando operaio, per sostentarsi, ma, soprattutto, per comprendere. Questo suo apparente ritorno alla laicità è il mezzo per rispondere ai dubbi della fede, ma è anche la concretizzazione di quel grande valore cristiano che è la gratuità. Sono più di 800 pagine quelle de I miei amici. Diari (1968 - 1970) e chi si aspetta di leggere un romanzo con tanto di trama se lo scordi subito. Giorno per giorno Luisito Bianchi ha annotato sul diario le impressioni della sua esperienza di prete operaio e talvolta queste si ripetono, anche con sfumature diverse, perché l'avvicinamento all'assoluto di un'anima avviene necessariamente per gradi. Il rapporto fra fede e chiesa, fra uomo di fede e uomo parte della comunità degli altri uomini, anzi di una categoria sempre disagiata quale quella operaia, sono i temi che vengono alla luce e donano corposità e valenza all'opera, perché sono del tutto veritieri e reali. I problemi di ogni giorno, materiali per gli operai, soprattutto spirituali per Luisito, scorrono in queste pagine come rivoli, torrentelli che poi vengono a confluire nel grande lago della rivelazione di un servo di Cristo che del suo verbo ha fatto l'unico modo di vita, povero fra i poveri, oppresso fra gli oppressi, paria fra i paria. Ne emerge un quadro personale di grande spiritualità, ma anche una visione del mondo operaio di quegli anni, non sfiorato dal '68, come mai era stata realizzata. Senza indulgere ad atteggiamenti politici Don Luisito porta la sua parola fra i lavoratori, una parola fatta di esempio, di amicizia, di condivisione, e a sua volta riporta a noi le parole spesso mute di un'umanità sofferente, ma dignitosa, uno scambio di lealtà che sancisce quell'eguaglianza di uomini che solo l'egoismo di pochi ha soffocato. Da leggere senz'altro e da far leggere, perché è un'opera unica di grande valore storico e spirituale.

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