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Questi racconti, al loro apparire, ebbero subito l'effetto di "un colpo d'ascia in un mare di ghiaccio". Dopo di essi, quella che si continuò a chiamare letteratura non fu più la stessa. Con la secchezza stilistica di un nuovo classico, Kafka, in queste pagine, mette in scena un conflitto mortale: quello tra vita e scrittura. Non rifugio o medicamento per le ferite dell'esistenza quotidiana, non strategia di appropriazione di sé e della propria identità, la letteratura si fa per lui discesa agli inferi dell'umano. Come cognizione del negativo, la scrittura si trasforma così, per Kafka, in un "assalto al confine estremo": un confine contro il quale si infrange.
06/08/2011
Attraverso la condizione ripugnante del protagonista e la sostanziale incapacità dei parenti di instaurare con lui un rapporto umano, l'autore vuole rappresentare l'emarginazione alla quale il "diverso" viene tragicamente condannato nella società. Un racconto breve di grande intensità; probabilmente il capolovaro di Kafka. Un libro da conservare nella propria biblioteca
