Bernardo Soares è un uomo che sta a una finestra. Soares è un contabile di Lisbona e la finestra appartiene a una ditta di tessuti nel vecchio centro commerciale della città, la "Baixa" pombalina. Taciturno e solitario, egli se ne sta dietro ai vetri, come il vecchio Flaubert, a spiare la vita. Una vita esterna e reale ma che si svolge estranea a lui, anche se gli transita accanto; e una vita interiore e inventata: perché la finestra di Bernardo Soares ha le imposte che si possono aprire nei due sensi, sul fuori e sul dentro. E anche quel "dentro" è un luogo estraneo e ignoto al suo abitatore: un "dentro" in affitto, la camera di un albergo che Soares divide con altri se stesso che Soares non conosce. Su questi due paesaggi che si intersecano e si confondono, Soares va scrivendo minuziosamente, con la maniacale puntigliosità del contabile, il suo diario: grandioso zibaldone fatto di journal intime, di riflessioni, di appunti, di impressioni, di meditazioni, di vaneggiamenti e di slanci lirici che egli chiama "Libro" e che noi potremo chiamare romanzo. Del resto tutta la letteratura autobiografica, da Cesare fino a Valéry e a Gide, può essere letta alla luce dell'ironica osservazione di Poe sull'impossibilità di conseguire la "verità" autobiografica "senza che la carta si raggrinzisca e bruci al tocco dell'infiammata penna". In tal senso, il libro di Soares è certamente un romanzo. O meglio, è un romanzo doppio, perché Pessoa ha inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha delegato il compito di scrivere un diario. Soares è cioé un personaggio di finzione che adopera la sottile finzione letteraria dell'autobiografia. In questa autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente consiste l'unica grande opera narrativa che Pessoa ci abbia lasciato: il suo romanzo.
21/11/2002
Non è facile leggere questo libro, non per me. Percepire la realtà come qualcosa che appartenga solo agli altri ed impossibile da raggiungere, soprattutto nei suoi aspetti piacevoli e ludici,scatena un'immensa rabbia e frustrazione del lettore verso il protagonista del romanzo. E credo questa rabbia permanga fino alla fine della lettura. Quante volte, ognuno di noi, si è chiesto perchè mai siano sempre gli altri ad essere felici? La rabbia viene dalla schiacciante verità che ci insegna Pessoa con questo suo romanzo-diario, seppur esageratamente cinico: possiamo solo osservare dalla riva la nostra vita, immergerci in essa è forse un'illusione. Tutti dovrebbero leggere questo libro incredibile.

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