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Nel racconto d'apertura del volume Antonio Ingroia rievoca il suo primo giorno da magistrato, nella Procura di Marsala, sotto la giuda di Paolo Borsellino. "Entrai nel suo ufficio intimorito per il confronto con un giudice giŕ cosě importante. Procuratore - esordii quasi balbettando - sono qui per il mio insediamento, quando crede che potrň iniziare a lavorare in questo ufficio? E lui: ma scusa, collega - disse con tono grave - ti sembro forse tanto vecchio da dovermi dare del lei? E giů una fragorosa risata che ruppe subito il ghiaccio e mi rivelň il volto umano di quello che per me era un uomo-mito..." L'incontro segnerŕ il destino professionale del giudice allora ragazzino, il suo impegno proseguirŕ nella sede di Palermo su posizioni sempre piů risolute ed esposte nella lotta contro la mafia, e presto dovrŕ continuare senza le figure di riferimento di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Nel labirinto degli dči č il racconto-testimonianza di uno dei piů autorevoli magistrati antimafia italiani della sua scelta e della sua dedizione, esercitate nei luoghi in cui, per antica tradizione o per dannazione, lo scempio della giustizia e del diritto č condotto con piů sistematica virulenza, con piů corale partecipazione, fino a compenetrare le relazioni e persino la mentalitŕ dell'intera societŕ.
23/05/2011
Letto d'un fiato. Molto bello e scorrevole. Per nulla difficoltoso, anzi, verrebbe voglia, in alcuni casi, di poter approfondire ancor piů alcune esperienze cosě gradevolmente raccontate da Ingroia. Davvero interessante immergersi nel punto di vista dell'autore e capirne, di conseguenza, le umane sensazioni ed emozioni. Grazie all'autore.

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