L'opera di Sigmund Freud non segna soltanto la nascita della psicoanalisi: dal 'Progetto' del 1895 (apparso postumo) all'"Interpretazione dei sogni" fino agli ultimi scritti sul disagio della civiltà e sul significato della cultura e di Eros, i suoi testi possono essere considerati un corpus filosofico, un classico della cultura occidentale da leggere e da interpretare senza ricorrere all'espediente dell'analista e dell'analizzato né alle teorie neofreudiane. Paul Ricoeur, come nessun filosofo prima di lui, compie sulla parola freudiana un'analisi ermeneutica appassionata e puntuale inserendola nel grande dibattito sul linguaggio che caratterizza la filosofia contemporanea. Insieme con Marx e Nietzsche, Freud è uno dei 'maestri del sospetto' che mettono in questione in modo diverso le illusioni della falsa coscienza, contrapponendosi a un'ermeneutica concepita come meditazione del senso. Secondo Ricoeur, la riflessione per farsi concreta deve affrontare il 'conflitto delle interpretazioni' passando attraverso la decifrazione dei segni, dei simboli, dei testi, nei quali si esprime il nostro desiderio di esistere. Al termine del lungo itinerario del 'lavoro ermeneutico', i maestri del sospetto ci appaiono come maestri di saggezza che liberano l'orizzonte per una parola più autentica, che sola può dare un senso positivo all'esistenza individuale e alla Storia.

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