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Twitter Revolution: se ne è parlato per l'Iran nel 2009, per la Cina e ora per l'Egitto: prima ancora che lo scontento dei cittadini, il grande protagonista delle proteste sembra essere stato il web. La convinzione che le tecnologie digitali siano lo strumento perfetto per la creazione della democrazia corrisponde alla realtà? Morozov, in antitesi all'ottimismo utopista di pensatori come Clay Shirky, documenta come anche governi tutt'altro che democratici usino le piattaforme digitali piegandole ai loro fini. In Russia e in Cina, scrive, gli spazi di intrattenimento online sono studiati apposta per allontanare l'attenzione dei giovani dalla partecipazione civile. Internet non è inequivocabilmente buona, insomma; Twitter e Facebook non hanno giocato alcun ruolo cruciale; e la rivoluzione sarebbe accaduta con o senza di loro. Pensare alla rete come a un propagatore naturale di democrazia è fuorviante e pericoloso: la strategia più efficace per garantire forme efficaci di cambiamento sociale è rimanere calati solidamente nella realtà.
Dopo le recenti mobilitazioni in Tunisia ed Egitto, così come già due anni fa in Iran, si è cominciato a parlare con sempre maggiore insistenza della cosiddetta "rivoluzione twitter" e di quanto Internet, soprattutto nella forma dei social network, stia diventando un'efficace arma al servizio della democrazia contro i regimi dittatoriali. Ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così? Se lo è chiesto Evgeny Morozov, classe 1984, blogger affermato e uno dei più giovani e lucidi esperti della Rete che ci siano al mondo, nel suo libro L'ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di internet. Membro della Open Net Initiative, un'associazione per difendere la liberà di espressione attraverso internet, Morozov mette in discussione l'opinione diffusa secondo cui le tecnologie digitali svolgerebbero un ruolo fondamentale nella diffusione della democrazia.
Attraverso un'analisi lucida e controcorrente, Morozov accompagna i lettori alla scoperta dei lati oscuri della rete, di cui svela ambiguità e false credenze, sottolineando come le nuove tecnologie vengano efficacemente utilizzate dai regimi autocratici per promuovere la propaganda di Stato tra le nuove generazioni e per controllare efficacemente il dissenso. Per garantire forme efficaci di cambiamento sociale, sostiene Morozov, è necessario liberarsi da quella cyber utopia che vede la rete come un propagatore naturale di democrazia e rimanere calati solidamente nella realtà perché se è vero che i media sociali possono essere veicolo del cambiamento, la rivoluzione passa soprattutto attraverso la società responsabile del Paese.
Athena Barbera

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