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"L'impronta ecologica" ha avuto un impatto trasversale: non solo è stato utilizzato dagli "addetti ai lavori" nei contesti più vari, ma ha anche saputo suscitare l'interesse dei lettori. La chiave di questo successo è nell'efficacia del metodo con cui Wackernagel e Rees proposero, nel 1996, di misurare l'impatto dell'uomo sugli ecosistemi della terra. Questo studio si è quindi affermato come uno degli strumenti più utilizzati nell'ambito degli studi sulla sostenibilità. Il bilancio ecologico (locale, regionale, globale) viene determinato calcolando la quantità di suolo e acqua necessaria per sostentare un carico umano definito, cioè per reggere l'"impronta ecologica" che una determinata popolazione imprime sulla biosfera attraverso il proprio stile di vita. L'Impronta permette di visualizzare con grande immediatezza cosa significa consumare troppo, superando la quota di risorse cui si avrebbe diritto. E rendersi conto della dimensione del proprio impatto è il primo passo per individuare le misure che è necessario attuare, tanto a livello politico quanto nella propria sfera individuale. A dodici anni dalla prima edizione inglese, il testo è arricchito dagli interventi di Gianfranco Bologna, che ne è il curatore sin dalla prima edizione italiana, di Gabriele Bollini e dello stesso Wackernagel, ma anche dai nuovi dati sull'impronta ecologica delle nazioni tratti dal rapporto Living Planet 2008.

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