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"L'immagine non è una cosa" e "l' emozione è una condotta magica": queste due tesi svolte in "L'Immaginazione" (1936) e in "Idee per una teoria delle emozioni" (1939) documentano gli esordi intellettuali di un grande interprete e protagonista delle vicende filosofiche e letterarie del Novecento. In nome della 'realtà umana' il giovane Sartre sottopone a una critica serrata le teorie psicologiche del suo tempo e propone una loro comprensione 'esistenziale'. L'analisi dell'immagine e dell'emozione, articolata sul presupposto della differenza tra l'esistenza inerte della 'cosa' e quella libera della coscienza, è svolta dentro l'orizzonte di senso che si andava costituendo agli inizi degli anni '30 con la diffusione della fenomenologia husserliana. Diversamente dagli altri approcci filosofici e scientifici, il procedimento fenomenologico, secondo Sartre, consente di manifestare l'attitudine intenzionale della coscienza e di descrivere i fenomeni non come stati di fatto, ma secondo il loro significato. Scritti negli stessi anni in cui l'autore pubblica "La Nausea" (1938) e "Il Muro" (1940), entrambi i saggi delineano il confronto del filosofo con Husserl e Heidegger e si impongono come un'introduzione necessaria alle tesi dell'opera maggiore, "L'Essere e il Nulla" (1943). Note e apparati di Nestore Pirillo.
01/12/2005
Gabriele - Gabriele_studente@fastwebnet.it
Difficile per me poter valutare questi 2 saggi: posso dire che Sartre non è un filosofo originale, resta più un letterato, tuttavia, è bello vedere come sia capace di mettere a confronto diversi autori di trattati di filosofia e di vedere come poi perché sceglie di preferire un autore rispetto ad un altro.
