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La compenetrazione fra tecnica e scienza ha segnato, nel bene e nel male, l'intera civiltà dell'Occidente. Di essa continuiamo a parlare a volte con entusiasmo, a volte con angoscia. Nelle forme che ha assunto fra il Quattrocento e il Settecento (e che si sono poi estese a tutto il globo), questo stretto rapporto era assente sia nella civiltà antica sia in quella medioevale. Le sette arti del trivio (grammatica, retorica, dialettica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, musica, astronomia) si chiamavano 'liberali' perché erano le arti degli uomini liberi, contrapposti ai non liberi o schiavi, che esercitavano le arti meccaniche o manuali. Le arti meccaniche vennero concepite, per due millenni, come necessarie al sapere, ma forme inferiori di conoscenza, immerse fra le cose materiali e sensibili, legate alla pratica e all'opera delle mani. Il disprezzo per gli schiavi e i servi, considerati inferiori per natura, si era esteso alle attività da loro esercitate. In un dizionario pubblicato in Francia nel 1680 la voce "mécanique" recava ancora la seguente definizione: "in riferimento alle arti, significa ciò che è contrario a liberale e onorevole: ha senso di basso, villano, poco degno di una persona onesta".

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