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Una qualsiasi notte italiana. Tre amici litigano per un po' di fumo e un cappellino non pagato. Per il più giovane, ancora minorenne, è la condanna a morte, eseguita con un'efferatezza da film dell'orrore. Si parte da qui, da un feroce episodio di cronaca del profondo Nord, per raccontare - storie alla mano - la crescita zero di una generazione di spaventosi e spaventati che sta cambiando i connotati al comune sentire di un Paese che, senza più maestri e in piena emergenza educativa, osserva indolente il suo declino, rinunciando al suo futuro. Una generazione che stiamo perdendo, ragazzi tra i 15 e i 25 anni che, anche se fa male ammetterlo, sembrano quasi il frutto di una mutazione antropologica. Un risultato magari non cercato ma che sta bene a tanti, cui si è giunti penalizzando merito e profitto, per non parlare di istruzione e ricerca: ragazzi allo sbando emotivo storditi da sogni (destinati a restare tali) di soldi, potere e apparire. Mine vaganti che prima o poi presenteranno il conto a chi se le è dimenticate.
25/08/2011
Un libro feroce, come appunto recita il titolo. Una denuncia sociale molto dolorosa e inquietante, l'analisi di un modo di vivere che non può più essere considerato un "fenomeno" o analizzato con le categorie stereotipate del passato. L'arroganza giovanile, la violenza che diventa ferocia e bestialità sono comportamenti a cui la società è obbligata a guardare, comprendere e risolvere. Un tema, quello affrontato con lucidità da Fiumi, di stringenete attualità e ancora troppo sottovalutato.

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