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I criteri secondo quali una foto viene considerata sbagliata variano secondo le epoche e i punti vista e costituiscono un rivelatore importante di cosa ci si aspetta da una foto e di quale sia il suo fluttuante rapporto con la mimesis. Spesso gli artisti si sono affidati all'alea o hanno deliberatamente cercato l'errore: le foto inquadrate "male", le ombre e i riflessi, le sovraesposizioni, gli occhi rossi, le deformazioni causate dalla velocità sono presto diventati "errori" utili alla sensibilità futurista e surrealista, hanno interessato il lavoro di Atget, Man Ray, Moholy-Nagy, Kertész, Friedlander, Denis Roche... Grazie ad argomentazioni non esenti da un leggero umorismo, l'autore organizza una "piccola storia dell'errore fotografico" dalle origini a oggi. L'apparato di illustrazioni documenta i primi fotografi maldestri, i dilettanti impacciati e l'uso che è stato fatto di alcuni "errori" più o meno involontari, a partire dalle avanguardie del Novecento fino alle odierne foto d'arte, di moda o di cronaca.

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