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Da dove vengono i cibi che ingeriamo? Che cosa stiamo mangiando davvero? Michael Pollan decide di improvvisarsi «detective del cibo» per conoscere l'evoluzione e i segreti nascosti dietro quello che si mangia, dal seme al frutto, dalla storia del «cibo con una faccia» alla carne lavorata e anatomicamente irriconoscibile. Inizia così una ricerca che lo porta a conoscere varie realtà, dalla produzione industriale a quella dei produttori diretti. Fast food, supermercati, fabbriche, macelli e piccole fattorie diventeranno il terreno della sua instancabile marcia verso la consapevolezza. In questo viaggio pieno di scoperte ma anche di incertezze, Pollan dovrà affrontare molte esperienze che lo metteranno a dura prova, dovrà combattere e accettare compromessi, dovrà forzare la sua indole e imparare a cacciare e a uccidere per nutrirsi. Alla fine però ritroverà la strada di un rapporto diverso con madre natura e sarà in grado di scegliere come comprare, cucinare e mangiare. La sua ricerca si conclude con un menù a quattro portate dove finalmente quello che c'è nel piatto non è più un dilemma ma la storia appena raccontata.
07/02/2011
Questa versione de Il dilemma dell'Onnivoro è per adolescenti, pertanto si presenta come un volume corredato da foto e grafici. Lo stile semplice e immediato lo rende di facile comprensione (simile ad una lezione). Come potete immaginare dal sottotitolo non si tratta di un romanzo ma di un libro inchiesta dedicato al cibo. L'autore fa un'attenta analisi di cosa si nasconde dietro quello che mangiano gli americani (forse per noi italiani non sarà molto utile). Tutto ruota attorno al Mais (ripetuto fino allo sfinimento). L'autore, poi, ha suddiviso il libro in quattro sezioni (4 catene alimentari: Industriale, Biologica Industriale, Sostenibile locale, Caccia-raccolta). L'autore sperimenterà in prima persona tutte le catene in modo da presentarci un quadro accurato e completo. Effettivamente, il libro mette davvero in crisi le proprie abitudini alimentari, perché man mano che si procede con la lettura trovi sempre qualche alimento che faresti bene a non mangiare più. Ma passato qualche giorno, addio scrupoli e sensi di colpa. E' anche vero che di tanto in tanto cerco nel mio piccolo di fare qualcosa di buono per la natura e per il mio stomaco. Interessante anche grazie agli excursus storici e i simpatici aneddoti ma dubito che gli adolescenti italiani siano interessati a questo tipo di letture.
22/01/2011
Quattro diversi pasti scandiscono la scoperta del cibo del giornalista Michael Pollan: un pasto industriale, un pasto biologico industriale, un pasto sostenibile locale, un pasto da cacciatore e raccoglitore: meglio sugellano le varie fasi di un'indagine che lo porta a scoprire davvero cosa viene messo in tavola, dal chicco al prodotto finito, dal cucciolo alla bistecca: attraverso le infinite maniere di trattare dissezionare, modificare, convertire il cibo, Pollan svela che se siamo quello che mangiamo, in realtà non sappiamo cosa siamo, dato che viviamo nell'ignara pressoché assoluta di quello che mettiamo in tavola. E' così di certo per il pasto industriale, che dal McDonald scende a inglobare la stragrande maggioranza dei prodotti da supermercato, talmente trasformato da mantenere ben poca memoria del materiale di partenza – e insieme coltivato o allevato secondo metodi che, venissero resi noti, indurrebbero la maggior parte della gente a fuggire a gambe levate, nutrimento di colossali industrie ben prima che dell'ignaro cliente; lo è in parte il pasto industriale biologico, che davanti all'occhio acuto di Pollan svela segreti che non avremmo immaginato, squarciando il velo che avvolge la denominazione “biologicaâ€; riflette sui vantaggi e gli svantaggi di allevamento e coltivazione in loco, e sulla sofferenza che l'onnivoro infligge ad altre creature per nutrirsene; e infine torna alle origini, e caccia da sé il proprio pasto. Sebbene alcune degli scenari descritti siano tipicamente americani (penso agli sterminati campi per l'ingrasso del bestiame, alle distese infinite di mais – la pianta che ha vinto, colonizzando il mondo) non si riesce a guardare un supermercato con gli stessi occhi dopo la lettura di questo saggio, appassionante spesso come un romanzo, e capace di scatenare emozioni altrettanto forti: a testimonianza di quanto siamo profondamente legati a quello che mangiamo. Una breve nota finale: l'edizione è piacevolissima da tenere in mano, e le informazioni presentate con la chiarezza impeccabile tipica degli anglosassoni; una nota di merito in più all'editore, per quanto mi riguarda, va per l'aver tenuto il prezzo assolutamente accessibile, cosa che non si può purtroppo dire dell'edizione per adulti. Perché commento il prezzo, cosa che faccio raramente? Perché credo che sia importante diffondere questo libro fra i ragazzi, nelle scuole, nelle biblioteche: in un'epoca di disturbi alimentari striscianti come la nostra conoscere è il primo modo per raggiungere consapevolezza, ed evitare le mille e più trappole che il cibo ci tende.

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