Spedito in 3-5 giorni lavorativi
Vuoi regalare questo prodotto ? Scopri come!
Stretta nella morsa di una scelta drammatica, e apparentemente obbligata, fra il riaggiustamneto dei conti pubblici e l'incremento della disoccupazione, l'Europa è in preda all'ansia. La crisi dell'occupazione, che è la più grave dagli anni Trenta in poi, moltiplica le situazioni di precarietà e di esclusione sociale, mettendo ormai in discussione il fondamento stesso delle nostre società, cioè l'integrazione attraverso il lavoro. Politiche economiche troppo rigide, fondate su un eccesso di virtù monetaria (cioè la disinflazione forzata) come unico e vincolante presupposto della costruzione europea, hanno indotto a considerare il rallentamento della crescita economica, e la disoccupazione conseguente, come un prezzo da pagare, un investimento assai costoso ma storicamente giustificabile. La 'tirannia finanziaria' che ne è derivata ha imposto tassi d'interesse troppo elevati, con l'effetto di scoraggiare gli investimenti e di compromettere l'obiettivo del pieno impiego. Questo libro, in cui la competenza storica e teorica è al servizio di un pensiero deliberatamente anticonvenzionale, espone i limiti delle formule neoliberisite vigenti, per concludere che occorre uscire dal dogmatismo, ridare voce a un dibattito 'proibito', attraverso il quale sia possibile affiancare alla stabilità finanziaria un'esplicita e razionale prospettiva di sviluppo.
Premessa, di Marcello De Cecco
1. Una crisi senza precedenti
2. Colpevoli di distrazione
3. La tirannia finanziaria
4. La Francia penalizzata
5. L'avvenire deprezzato
6. La società di fronte ai mercati
7. La disinflazione è veramente competitiva?
8. Dalla ragione al dogmatismo
9. Le soluzioni rinunciatorie
10. Che fare?
11. Che cosa è il capitalismo?
