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Quando, nel 1981, fu pubblicato "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore", il secondo libro di Raymond Carver, per la letteratura fu l'inizio di un'epoca nuova: con questi diciassette racconti Carver, subito riconosciuto come maestro indiscusso della 'short story', mise di fronte a scrittori, critici e lettori un universo narrativo fino ad allora inesplorato, e che a distanza di vent'anni sembra oggi imprescindibile. Come scrisse "The Nation" all'uscita del libro, "duecento anni fa Wordsworth e Coleridge diedero inizio a una rivoluzione quando proclamarono di voler scrivere con 'la lingua veramente usata dagli uomini". Ma nessuno dei due ci riuscì fino in fondo. In questi racconti, Raymond Carver ci è riuscito. In una maniera impressionante".
20/01/2006
Raymond Carver è unanimamente considerato tra i più importanti scrittori di lingua inglese (e non) del Novecento (e non). Questa raccolta di racconti, pubblicata nel 1981, ha davvero rivoluzionato la storia della letteratura. Sono stati pubblicati più saggi su Raymond Carver che su qualsiasi altro scrittore americano del secondo Novecento. Nei Meridiani è uscita ultimamente una raccolta di tutti i suoi racconti (purtroppo non completissima sul fronte dello studio delle varianti), ma questo libricino (sì, i racconti sono di pochissime pagine, uno addirittura solo di tre! - ma non bisogna dimenticare che Carver era uno scrittore di poesie, non di romanzi) è bello portarselo in giro e leggerlo così. Minimum fax va premiata per la lungimiranza con cui ha pubblicato Carver, per cui non posso che consigliare questo libro che va letto, riletto e *studiato*. Fa molto snob dire che non è un libro per tutti? Forse... Ma è chiaro che se non vi interessa la letteratura, non vi interessano le short stories, non sapete niente di minimalismo e precisionismo (e, più che legittimemente, ve ne fregate di non saperne niente) allora potete fare a meno di avere a che fare con Carver (e in particolare con questo suo libretto).
24/04/2002
Luciano - sangrila31@hotmail.com
Libro composto da vari racconti di 10-16 pagine, ciascuno dei quali ha il pregio di poter essere interrotto dopo 3,6,12 pagine, tanto il significato del racconto rimane quello che è: inesistente.
