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La bambina che cullava il soldatino ussaro... Il prete che andava a dir messa in un eremo di monaci bizantini... Zia Anja e zia Nini, le migliori sferruzzatrici del paese. Nonno Yerwant, l'armeno, che tornava da un lungo viaggio... I personaggi di questo libro palpitano di vitalità e di splendore. Si rimane intrappolati dalle loro storie, sospese tra due mondi: quello magico, che sa di sogni e di fiabe, e quello concreto, che narra di vita contadina, di terre lontane, di senso della patria e della famiglia, di fede e della forza invincibile dell'amore. Una galleria di racconti capaci di commuovere e regalare emozioni come solo i ricordi di vita vissuta sanno fare.
Ci sono molti modi di raccontare storie di famiglia. Antonia Arslan ha incominciato con un romanzo epico come 'La masseria delle allodole', congiungendo le memorie familiari al dolore collettivo del genocidio armeno. Con 'La strada di Smirne', secondo volume di quella che è annunciata come una 'trilogia armena', ha raccontato le vicende storiche successive sviluppando in modo autonomo personaggi minori del libro precedente. Poi, interrotto il progetto per l'improvvisa patologia che l'ha mandata in coma, ha testimoniato la sua esperienza in 'Ishtar 2. Cronache dal mio risveglio' in cui i membri della grande famiglia apparivano in veste onirica, come numi tutelari. Ora, con 'Il cortile dei girasoli parlanti' infila come perle brevi racconti d'immagini, d' incontri, di volti dal passato, in una sorta di ritorno alle radici non per un'ansia di fuga, ma quasi per attingere forza dai legami di una saggezza ancestrale.
Daniela Pizzagalli

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