Il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro, nella primavera del 1978, costituiscono uno degli eventi più traumatici nella storia dell'Italia repubblicana. Le diverse ricostruzioni che hanno cercato di far luce sulla vicenda si sono in larga parte concentrate sui 'misteri', veri o presunti, sui retroscena, sulla meccanica dei fatti. Il libro di Giovagnoli apre ora una prospettiva diversa e nuova: non più il caso Moro come fatto criminale da indagare alla ricerca di chissà quali rivelazioni, ma il caso Moro come tragedia morale e politica. Fondandosi su un'ampia messe di testimonianze e materiali inediti (come i verbali delle riunioni interne della Dc e del Pci), Giovagnoli ripercorre il modo in cui governo e partiti, stampa e opinione pubblica affrontarono i dilemmi non solo politici del caso: le alternative della trattativa e della fermezza, l'atteggiamento verso le Brigate rosse, la ricerca di possibili mediazioni, il ruolo della Chiesa. In questa luce, il caso Moro appare come un drammatico passaggio attraverso cui la società italiana ha respinto il terrorismo e superato la crisi degli anni settanta, mediante una vasta mobilitazione etico-politica che ha segnato il massimo avvicinamento tra Pci e Dc dopo il 1947 ma anche la premessa di una nuova divaricazione tra i due maggiori partiti italiani.

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