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"Trasfigurazione lirica di fatti realmente accaduti", definisce questo racconto, che è anche l'irruzione in primo piano di un dramma frantumato, per sprazzi e barlumi come illuminati, l'autore, giornalista e autore di testi di teatro. I fatti sono quelli del più grande naufragio nel Mediterraneo dopo la guerra che costò la vita nel Natale del 1996 a 283 migranti, restati in fondo al mare senza sepoltura, senza colpevoli per la loro morte e senza nemmeno diritto di cronaca se non fosse stata per l'opera di pochi coraggiosi e tenaci giornalisti.
10/11/2008
In molti si sono cimentati già su questo tema, ma l'autore lo fa in maniera nuova ed in formato tascabile, ma non per questo viene meno la straordinaria potenza narrativa. Speranze vecchie e nuove, di disperati che cercano anche loro il riscatto e una vita migliore. Pagina dopo pagina affiorano sogni sempre attuali e tematiche consolidate care anche al Foscolo, l'illacrimata sepoltura. Il canto del mare avvolge i naufraghi e li confonde nell'oblio dell'oscurità,felicità e sogni negati fino a giungere alla negazione stessa del naufragio, della tragedia e della morte e dando maggiore enfasi al valore supremo della vita. Ho ritrovato in questo libro gli sguardi cotti dal sole, la fatica dei pescatori di Hemingway, la marea, il vortice ed il silenzio. Alessandro Zenti

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