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"Sembra quasi pleonastico dire che nell'immenso e misterioso 'Libro' che Pessoa ci ha lasciato il centro più riposto, e certo il più imperioso, è l'eteronimia. Eteronimia intesa non tanto come metaforico camerino di teatro in cui l'attore Pessoa si nasconde per assumere i suoi travestimenti letterario-stilistici; ma proprio come zona franca, come 'terrain vague', come linea magica vacando la quale Pessoa diventò un 'altro da sé' senza cessare di essere se stesso. L'eteronimia di Pessoa rimanda semmai alla capacità di vivere l''essenza' di un gioco; non ad una finzione, pertanto, ma ad una metafisica della finzione, o ad un occultismo della finzione; forse ad una teosofia della finzione".
