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Lia e Cassie sono amiche dall'infanzia, ragazze congelate nei loro fragili corpi, in competizione in un'assurda gara mortale per stabilire chi tra loro sarà la più magra. Lia conta maniacalmente le calorie di tutto quello che mangia e di notte quando i suoi non la vedono si sfinisce di ginnastica per bruciare i grassi. Le poche volte che mangia, cerca di ingerire cose che la feriscono, come cibi ultrapiccanti, in modo da "punirsi" per aver mangiato. Si ingozza d'acqua per ingannare la bilancia nei giorni in cui la pesano. Quando eccede nel cibo ricorre ai lassativi e passa il tempo a leggere i blog di ragazze con disturbi alimentari che si sostengono a vicenda. Nel suo libro più toccante e poetico dopo Speak, finalista al National Book Award, L. H. Anderson esplora l'impressionante discesa di una ragazza nel vortice dell'anoressia.
29/09/2010
Ritengo questo libro prezioso, ed adatto a tutti. No, non è uno dei quei libri facili che sono così piacevoli da tenerci lontani dalla realtà per un po'. Questa storia fa tutto il contrario. Solitamente i commenti su un libro filano via veloci come acqua. In questo caso no. Il libro della Andelson è scritto con stile semplice ed ipnotico, e si divora con reale fame di lettura. Già, fame. Perché la protagonista, Lia, è una ragazza che soffre di un disturbo dell'alimentazione. E' anoressica. Anoressia nervosa. Termine terribile per indicare chi pur reclamando la fame regola ciò che il suo corpo assume. E' stupefacente come l'autrice abbia saputo centrare in pieno il contesto sociale ed i pensieri di una ragazza ana, la famiglia di vetro, perfetta nelle apparenze ma che si frantuma appena questa perfezione si incrina anche solo un po', quando non si può rispondere ad una chiamata. Lia mette in atto tutti i comportamenti di una ragazza ana, compreso l'uso del web. La Andelson non si è limitata a raccontare la vita di una anoressica bensì ci fa vivere esattamente come Lia, ci fa vivere la storia all'interno di Lia. Da leggere.
23/09/2010
Imprigionate nel ghiaccio, Cassie e Lia si tengono per mano: da quando avevano dieci anni condicvidono tutto: lacrime, risa, riti; fame, lassativi, diuretici, sessioni di ginnastica feroce e spossante per bruciare le calorie ingerite. Solo la morte non condividono - non ancora: anche se Cassie, perduta nel nulla, andata via nella squallida stanza di motel che è stato il suo ultimo rifugio, vuole che Lia la raggiunga. Lia che è magra, magrissima, e insegue il numero perfetto, perchè sa che tutti gli altri sono tappe nel raggiungimento della purezza, dell'annullamento: 0 chili, 0 grammi, taglia 0. E così i 45, i 43,50, i 40 chili sono solo gradini da percorrere nella discesa verso il buio, il buio popolato dai fantasmi di una vita fatta di inganni, del desiderio di essere vista, vista davvero, dai genitori impegnatissimi e geniali e dalla matrigna gentile che le ha dato Emma, la sorellina, l'unica, forse, a cui Lia veramente tenga. Quando scrive, sembra che Laurie Halse Anderson scivoli nella pelle dei suoi personaggi: si appropria del loro sangue, dei loro occhi, dei loro nervi, fino a fondersi completamente, intimamente. E poi li fa parlare, percorre con la sua scrittura cristallina i meandri oscuri della loro mente, richiama traumi, ragionamenti, fa balenare l'essenza più vera, le pieghe nascoste che ne hanno determinato i comportamenti, svela quello che c'è davvero dietro azioni, decisioni, malattie, manie: porta la luce nel buio in cui, soffrendo, hanno deciso di nascondersi, e mostra come è possibile sciogliere il ghiaccio che imprigiona la prpria anima. Ci vuole forza d'animo, e coraggio, e la strada è stretta e accidentata, ma in fondo brilla la speranza. Lia e Cassie saltano fuori dalla pagina, prendono per manno il lettore e lo conducono - strane guide turistiche - in un viaggio straniante fra anoressia e bulimia, un viaggio tanto più tremendo proprio perchè visto da occhi di chi considera normale, sano, la cosa migliore affamarsi senza pietà, senza speranza, bruciarsi come un fiammifero fino a non lasciare più niente. E in questo orrore, nel campo di concentramento dell'anima il cui aguzzino è sé stesso, manca infatti lo spazio per l'ironia che comunque temperava la voce di Melinda in Speak: quando ci si uccide coscientemente, volontariamente, lentamente, non rimane spazio per altro che per l'autodistruzione.
22/09/2010
Le vicende sono narrate in prima persona, da Lia (in questo modo il lettore resta ancora più coinvolto nella storia), lo stile scorrevole e veloce porta il lettore a continuare a leggere senza mai staccare gli occhi dalle pagine, se non alla fine. Il libro é uno Young Adult ma ad essere sincera in alcuni punti l'ho trovato inquietante e crudo. Insomma, una lettura davvero impegnativa e non sono molto convinta che sia adatta agli adolescenti. L'autrice è riuscita a tratteggiare bene la mentalità di una ragazza affetta da tali disturbi ma la cosa non mi meraviglia perché so bene che in passato ha già affrontato tematiche complesse con lo stesso risultato. La forma è decisamente particolare: sembra una sorta di diario (soprattutto per l'uso di cancellature). Una storia completamente incentrata sull'inferno che i disturbi alimentari evocano nella vita di chi ne soffre. Una cosa che, invece, non ho molto apprezzato è il finale, forse un tantino frettoloso. Leggendo la storia di Lia ho provato una miriade di sensazioni: rabbia, speranza, tristezza, inquietudine, frustrazione... Una storia straziante ma allo stesso emozionante e realistica (non ha risvolti romantici) ma se siete molto sensibili meglio cambiare libro.
22/09/2010
Difficile leggere di problemi come l'anoressia, la bulimia, l'autolesionismo, la droga... Problemi che generalmente le persone non vogliono vedere. Eppure l'autrice di questo libro è riuscita a parlarne in modo diretto e sincero, senza cadere in facili stereotipi e pensieri banali. La narrazione è come la lama di un coltello, affilata, tagliente, fredda come il ghiaccio. Fredda come l'anima di Lia, una ragazza d'inverno intrappolata tra due mondi. La sua non-vita è l'unica cosa sul quale sente di avere il controllo, l'unica cosa che la tiene aggrappata alla realtà nonostante sia la causa che la porta a rischiare la vita. Tutta la sua vita è concentrata su una promessa fatta con Cassie, la sua migliore amica dall'infanzia, una promessa pericolosa che però riesce a mantenere vivo il loro legame. La loro amicizia è sempre presente nonostante si fossero allontanate già da molto tempo, prima che Cassie morisse da sola dopo aver chiamato Lia 33 volte. E questa vicenda tormenterà Lia, che sarà perseguitata dal fantasma di Cassie, il fantasma delle sue paure e della verità. Un barlume di speranza la porta l'ultima persona che ha visto Cassie viva, un ragazzo che conosce il motivo della chiamata di Cassie a Lia. Eppure il suo avvicinarsi all'amica è un percorso doloroso, che Lia teme di percorrere, ma dal quale non potrà separarsi. Lia è già stata ricoverata due volte in una clinica, eppure tutte le medicine e le terapie non hanno effetto. E' inutile cercare di guarire il corpo se è l'anima ad essere intrappolata in un mondo a metà tra la vita e la morte, un mondo fatto di lotta contro ciò che non riusciamo ad affrontare. Lia non mangia, si punisce, si taglia. Vorrebbe rifugiarsi nel suo guscio vuoto per non essere ferita. Una lotta contro il cibo, contro i genitori, contro la scuola... Una lotta che in realtà è solo contro se stessa e le sue paure. Una ragazza invisibile, una ragazza che vorrebbe gridare al mondo tutta la sua sofferenza e invece si lascia trascinare dai suoi incubi. Una vocina maledetta che le martella nella mente un ritornello che la fa sentire inadeguata, sbagliata, debole, stupida. E l'unica vittoria su cui può contare è il controllo sulle calorie. Ogni cibo è diventato un numero, un numero negativo da cui stare alla larga. In questo libro la questione non è perché è arrivata a quel punto, ma piuttosto perché non vuole uscirne. L'autrice riesce a farti entrare nella mente di Lia, vivi dentro i suoi pensieri e il suo corpo sofferente che implora di rimanere in vita. Un libro che con la sua scrittura asciutta e diretta riesce a entrarti nel cuore e a farti vivere ogni singola sensazione della protagonista. Wintergirls è una lettura pericolosa e dolorosa, ti scava dentro come le ferite autoinflitte, eppure è proprio attraverso un percorso difficile che puoi arrivare ad avere delle risposte. Un libro freddo come il ghiaccio, ma intenso come il fuoco che consiglio davvero di leggere a chi non ha paura di vedere.

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