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Uccidere una persona significa sopprimere un mondo intero. Un mondo pieno di gente che da quel momento è condannata all'ergastolo del dolore. Vittime. Una volta e per sempre. Perché quel male si attacca al cuore e peggiora quando, come troppo spesso accade, a quell'ingiustizia se ne aggiungono altre. Cosa possiamo fare noi per loro? Perché lo sguardo della legge e della società riserva maggiori tutele ai colpevoli? Questo libro contiene i dialoghi con i parenti di chi è stato strappato prematuramente alla vita: Paola Pellinghelli, mamma del piccolo Tommaso Onofri, i parenti delle Vittime della Uno bianca, che dopo vent'anni soffrono ancora. E altri uomini e donne che, con quel poco che rimane di un'esistenza spaccata, lanciano un grido: non dimenticatevi di noi. La giustizia è un nostro diritto!
02/06/2011
Un libro che parla arrivando direttamente al cuore, allo stomaco e alla coscienza. Temevo il solito testo giustizialista, mi sono trovata a leggere un libro come non ne leggevo da tempo. Pieno di amore, di equilibrio, di ricerca quasi spasmodica di una giustizia con la G maiuscola, capace, come dice l'autrice, di abbracciare tutte le parti in gioco. Purtroppo invece chi subisce reati così gravi poi deve subire anche l'ingiustizia di un sistema che si occupa del reo e si dimentica di lei. Bellissimo e soprattutto da leggere tutti, perché poi ogni cosa ha un sapore diverso. Complimenti

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