03/08/2005
Vale la pena di leggere Vita e destino perché vi troviamo la più radicale presa di distanza dall'ideologia che la letteratura del Novecento (il secolo delle ideologie per eccellenza) ci abbia lasciato. Cos'è l'ideologia? È quella costruzione del pensiero (e conseguente organizzazione sociale e politica, quando l'ideologia sale al potere) che pretende di imporsi alla realtà partendo dal proprio preconcetto punto di vista. Ma cosa, agli occhi di Grossman, si oppone all'ideologia? Cosa la vince? Vi si oppongono le due parole che costituiscono il titolo stesso del romanzo; la vita e il destino. Tutto il romanzo è uno struggente, continuo, poetico inno alla vita. La vita senza aggettivi, senza idee che pretendono giustificarla, senza utopie che presumono darle uno scopo. La vita fatta di gioia e dolore, di bassezze e di eroismi, di amore e di paura. La vita nella sua semplicità di dono originale cui niente può opporsi, di evidenza elementare e positiva che nessuna disgrazia o dolore può negare. Il punto di fuga sul mistero è ancora più chiaro osservando la seconda parola del titolo, la seconda grande alternativa al trionfo dell'ideologia: destino. La vita non è la pura sopravvivenza animale; essa porta con sé una "destinazione" incrollabile, inevitabile: la felicità. Questo è il destino di tutte le vite che si agitano nel romanzo; questa è la ricerca di tutti, la meta desiderata e sperata.

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