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"Sulla strada", "I sotterranei", "I vagabondi del Dharma", "Visioni di Cody": in questi e in una dozzina di altri libri Jack Kerouac ha saputo creare dalla straordinaria materia prima della propria tumultuosa vita un nuovo anti-eroe americano, il romantico, vagabondo, sbronzo, estatico pioniere di una nuova coscienza, diventato rapidamente un modello per le generazioni successive. Sono passati circa cinquant'anni da quando Kerouac e i suoi amici Allen Ginsberg, William Burroughs e il leggendario Neal Cassady hanno fatto la loro comparsa sulla scena, entusiasmando milioni di beat, scrittori hip e musicisti rock - tutti figli spirituali del loro stile di vita e della loro arte. E sebbene allora fossero considerati solo dei drogati, oggi sono riconosciuti come i primi interpreti dei cambiamenti avvenuti nella letteratura e nella cultura americana del dopoguerra. Ann Charters ha conosciuto personalmente Jack Kerouac. Il loro primo incontro risale al 1956, quando Peter Orlovsky la portò a una delle prime letture di poesie a San Francisco: Allen Ginsberg leggeva "Urlo". Tempo dopo, quando compilò la bibliografia delle sue opere, Ann Charters riuscì a ottenere l'aiuto dell'autore stesso. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1969, intervistò le persone che gli erano vissute a fianco - amici, nemici, amanti - e mantenne stretti rapporti soprattutto con Ginsberg, studiando fino in fondo ogni singolo aspetto della vita di Kerouac e delle sue opere. Da tutto ciò trae origine questa fortunata biografia, apparsa nel 1973 e in una nuova edizione nel 1994, il cui grande merito - per quanto ciò possa apparire paradossale - è di essere la prima e nello stesso tempo la più definitiva che sia stata scritta. La "Vita di Kerouac" demistifica l'immagine pubblica di Kerouac 'Re dei Beat', e racconta la verità sulle speranze e le 'visioni' dei primi tempi; sugli esperimenti con la droga e la sessualità; sulle frenetiche fughe attraverso il Paese, il Messico e Tangeri. Sugli anni dei fallimenti e dell'insuccesso cui fecero seguito prima il grosso lancio pubblicitario dei media e poi il loro ostracismo; sugli omicidi involontari, la pazzia e la disperazione. Di essa Allen Ginsberg ha scritto: "Ann Charters ha amato l'arte di Jack Kerouac, ha compilato la prima bibliografia delle sue opere per e insieme a lui, ha adorato la sua scrittura e la potenza letteraria della sua anima, ha scandagliato rispettosamente gli aspetti più intimi dei suoi romanzi e della sua famiglia, parlando per molti anni con i suoi amici, e ha dedicato la propria vasta cultura di esperta musicista-archivista di jazz alla comprensione del suo 'sound' di Trombettista della Prosa americana".
02/05/2003
Paolo - neo777@inwind.it
Ho ritrovato quella pazza frenesia, quella gioiosa eccitazione che è il sale indispensabile per la mia mente inquieta. Sono sicuro che è stato Jack a grattare via l'apatica tristezza dell'uomo parzialmente vincolato a un luogo di desolazione, che quasi sempre non accetta e non lo accetta. Le sue parole sono diventate un vangelo buddista fatalmente e drammaticamente scritto da un'anima che si è consacrata fino alla fine, senza riserve, generosamente: quanto di più vero e autentico si possa cavare da un uomo, che senza saperlo portava sulle spalle una generazione. Le sue pagine sono parabole che senza intenzione racchiudono le angosce e l'impotenza che vincolavano gli uomini sensibili del suo tempo, e che inibiscono quelli del nostro. La scrittura era un modo di gridare più garbato, ma non meno violento, sofferto e duraturo. L'Urlo di Allen non era nient'altro che il riflesso, la dolorosa eco del suo amico Jack, che aveva capito tutto, tutto troppo presto. L'enorme responsabilità lo aveva spaventato, ma nessuno capì la sua richiesta d'aiuto, e non gli rimase altro da fare che aggrapparsi alla maniglia sbagliata, una bottiglia sporca di whiskey color ruggine. Chi ti conosce, Jack, angelo caduto, non può non amarti, se ci tiene alla sua anima, e non può non interrogarsi su quanto sia falsa e insignificante la sua vita, freddamente predisposta alla monotonia e protetta da tutte le angolazioni possibili: mai azzardata, mai inventata, mai consumata e vissuta fino in fondo come la tua. Demoni angelici mi scrivono da rifugi di cemento scavati nella costa ligure ma la nostra sincerità non raggiunge mai quella che c'era tra te e Neal, talmente profonda e potente da trasformare una difficile e nostalgica corrispondenza in letteratura più vera del vero, tanto da sembrare insensata e pazza, per la sua incredibile lunghezza. Ma non c'è mai stato forse qualcuno che si è preso la briga di capirti veramente, vero Jack? A volte, con un sorriso falso e oscuramente rassegnato, guardo i miei vecchi amici, la trasandatezza di Vincenzo e mi illudo di scorgere la condizione del rifiutato che rifiuta, un qualche minuscolo e invisibile germe di redenzione, ma immediatamente mi accorgo dell'ipocrisia di tutto questo, di quanto l'uomo adesso sia viziato e inconsciamente stanco di se stesso, e con amarezza accetto la realtà che da tutte le parti preme per annullare ogni forma di pensiero autentico e libero: si è ancora lontani dal raggiungere la tua beatitudine, che tu abilmente hai mascherato facendo morire la caricatura di te stesso. Ma la leggenda di Dulouz non è stata cremata con te, anche se il suo fuoco brucia meno di prima. Chi si avvicina e coraggiosamente sceglie di comprenderla si brucia, si fa male, ma quel fuoco da Inferno diventa Illuminazione, e l'essenza della vita che ne deriva, la sofferenza, un modo per comprenderla senza allontanarsene. Hai sopportato più di quanto meritassi, Jack, ma la tua faccia è rimasta sempre la tua, ed io la ricorderò come quella della verità, che è morta con te, e che forse non tornerà più.

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