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Nella storia della cultura occidentale ricorre spesso il gusto dell'accumulo: liste di santi, schiere di soldati, cataloghi di esseri mostruosi o piante medicinali, accumuli di tesori, fino alle sfilate del '900, dal musical hall alla moda. La vertigine della lista non è casuale. Una cultura preferisce forme conchiuse e stabili quando è certa della propria identità culturale, mentre fa elenchi quando si trova di fronte a una serie disordinata di fenomeni di cui cerca un criterio. La poetica del catalogo attraversa così tutta la storia dell'arte e della letteratura; non la vediamo all'opera solo nelle file degli animali leggendari degli antichi bestiari, o nelle schiere celesti degli angeli e in quelle infernali dei diavoli, o nelle collezioni naturaliste del XVI secolo, o nel gusto militarista delle parate di ogni tempo. La ritroviamo più trasversalmente da Omero a Joyce, dai tesori delle cattedrali gotiche ai paesaggi onirici di Bosch e alle Wunderkammern, per arrivare fino al '900 e ad Andy Warhol o Arman.
