Margaret Atwood, nei dieci racconti di Vera spazzatura, scava nei luoghi familiari o segreti del nostro comune immaginario. Ambientati in uno scenario ampio e variato, essi spaziano dai caffè dei tardi anni Cinquanta dove i readings di poesia erano sovversivi e il sesso si intrideva di quella atmosfera da iniziati, ai selvaggi paesaggi canadesi. C'è chi si nutre, come le giovani cameriere nel racconto che dà il titolo alla raccolta, della "vera spazzatura" dei romanzetti rosa senza accorgersi che la propria vita ne diventa un calco sorprendente e chi, come la direttrice di una rivista d'avanguardia, mette in atto una vendetta atroce scegliendo per mostrarla l'involcro dolce di una scatola di cioccolatini.
A che cosa sono approdate, nel percorso esistenziale che le ha portate dagli anni Sessanta al presente decennio, le guerriere, le pirate, le eroine di queste moderne parabole? Mentre il passato resta sullo sfondo come un'ormai trascorsa età dell'oro, esse si confrontano adesso coi nodi inestricabili delle passioni e, malgrado carriere, avventure e talora clamorose rivalse sugli uomini, registrano cocenti fallimenti e rare ricompense.
14/03/2006
Daniele Bertoni - ziamildred@katamail.com
Margaret Atwood ancora una volta colpisce nella psiche umana e delle loro folle esibizione e inibizione. Sono racconti che ti magnetizzano, ti afferrano e non ti lasciano più. La lettura scorre lenta, concilia il sonno e ti disintegra il cervello. Margaret riesce in Vera Spazzatura a renderti un rifiuto sociale, ad accettarla o eliminarla dalla tua passione di leggere. Ti fa sentire incapace di intendere e di volere. Questo libro è un vero capolavoro. Da consigliare a chi non ama leggere le solite banalità in circolazione.

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