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Olimpiadi di Monaco, 5 settembre 1972. Alle 4,25 del mattino un commando palestinese di Settembre Nero irrompe nel villaggio olimpico e sequestra alcuni atleti della nazionale israeliana. La vicenda, che tiene il mondo con il fiato sospeso per un giorno intero, si conclude con un bagno di sangue e la morte di undici atleti, di sette componenti del commando e di un poliziotto tedesco. In Israele, sull'onda dell'emozione, il primo ministro e alcuni alti funzionari decidono una missione senza precedenti: una vendetta "biblica" sugli inafferrabili mandanti della strage, una condanna a morte per i capi del terrorismo palestinese, che deve essere eseguita, usando le loro stesse modalità e tecniche, da agenti che hanno troncato ogni rapporto con Israele. Ad Avner, ventiduenne figlio di un agente segreto del Mossad, e agli altri quattro uomini che compongono la sua squadra viene consegnata una lista di undici capi del terrorismo palestinese, undici uomini da eliminare. Una quantità inesauribile di denaro è l'unico aiuto che verrà dato loro per portare a termine una missione che dovranno svolgere da soli.
"Vendetta" è la storia di questa missione, una storia vera, un'incredibile testimonianza che proprio Avner ha accettato di raccontare allo scrittore George Jonas a condizione che la sua identità non fosse mai rivelata. Un libro più emozionante di un romanzo, un tema che a distanza di anni ancora stupisce e fa riflettere e che ha ispirato un grande regista come Steven Spielberg per il suo nuovo film.
02/02/2006
Grandissimo libro che finalmente è ritornato in vendita dopo tantissimi anni. Aspetto di rivedere sugli scaffali o on line ''la lunga notte di Entebbe''
02/02/2006
Aldo Funicelli - aldo.funicelli@virgilio.it
Il libro può essere letto come storia di spie e agenti segreti: ha una buona partenza (l'addestramento di Avner che proveniva dall'esercito) ed è abbastanza dettagliato nel descrivere la fase preparatoria di ciascuna uccisione. Il pedinamento, la creazione del piano e del piano di fuga. Nessun senso di colpa blocca gli agenti del gruppo (come scrive nella prefazione Avner stesso): le persone che devono ammazzare sono responsabili direttamente o indirettamente della morte di molti civili israeliani, uccisi da una bomba, da una raffica di mitra ... Ma il libro fornisce anche una chiave politica per leggere il proliferare dei gruppi terroristici nei primi anni 70: Avner parla dell'aiuto che l'Unione Sovietica e il KGB dava ai gruppi terroristici (armi, addestramento): spesso all'insaputa dei gruppi terroristici stessi, certamente dei gradini più bassi. Per queste considerazioni Avner fu accusato di fare propaganda di destra; fu criticato dalla sinistra anche per la contrapposizione tra ''terroristi'', i fedayn, e ''antiterroristi'', gli agenti israeliani col compito di eliminarli. E' giusto definire dei sicari come antiterroristi? Forse a completare il quadro si dovrebbe parlare dell'aiuto che la CIA diede alle formazioni di terrorismo nero negli stessi anni. Rimane la storia, in bilico tra un libro di spionaggio e un racconto di un fatto storico (prendendo pregi e difetti di entrambi i generi), di un uomo e di un paese che (ancora oggi) devono lottare per rivendicare la loro esistenza.

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