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La Puglia - al pari di altre regioni del Sud d'Italia è diventata la meta di un pellegrinaggio disperato. Ogni anno centinaia e centinaia di stranieri giungono lì col miraggio di guadagnarsi un po' di soldi lavorando alla raccolta estiva dei pomodori o di altri frutti della terra. In particolare l'Europa dell'Est si è rivelata il serbatoio ideale di questa manodopera a basso prezzo. Ma quasi immancabilmente ragazzi e adulti provenienti dall'Ucraina e dalla Polonia vedono il loro piccolo sogno di miglioramento economico infrangersi davanti a una realtà durissima, fatta di condizioni igieniche, lavorative e salariali atroci. Molti di loro cadono vittime di veri e propri caporali dello sfruttamento (spesso loro connazionali) che col tacito accordo dei proprietari dei terreni - li fanno vivere e lavorare in condizioni davvero semischiavistiche. L'ignoranza della lingua, la scarsa conoscenza dei luoghi e delle leggi, e un sistema ben organizzato di minacce e violenze fanno sì che le settimane di lavoro si trasformino in un'esperienza da incubo.
Siamo uomini o caporali? è il titolo del mitico film del 1955 in cui Totò racconta la storia della sua vita e di tutti i soprusi che gli sono capitati. E di soprusi e ingiustizia parla il libro-inchiesta di Alessandro Leogrande. Il suo "Uomini e Caporali" è un libro-inchiesta, sugli schiavi dell'Europa e dell'Italia contemporanea. Da una parte leggiamo l'immagine più viva del Tavoliere, quella dei campi sterminati della provincia di Foggia, fino al confine con la Basilicata e il Molise; dall'altra la consapevolezza della scomparsa dei vecchi braccianti e l'inevitabile confronto tra contadini di ieri e di oggi. Il loro lavoro, nel burocratese, viene oggi definito "lavoro nero". Il miraggio è quello di un lavoro. La realtà è il ritratto di un campo agricolo punteggiato da esistenze, non vite (significherebbe concedere loro una dignità, e le condizioni in cui sono catapultati ogni anno migliaia di persone non consentono di affibbiare altro termine), costrette a massacrarsi per pochissimi euro al giorno. "Decine di migliaia di persone ogni anno si riversano e spariscono nei campi del Tavoliere delle Puglie per raccogliere pomodori. Non è raro che vengano ritrovati i corpi dei braccianti morti e abbandonati sul ciglio delle strade per simulare un incidente". A decidere come e quando si viene pagati sono i caporali. Tutto ruota quindi, sulla vicenda drammatica dello schiavismo nelle campagne del Tavoliere, al centro già di alcuni reportage giornalistici oltre che di recenti iniziative politiche, volte a cercare di sradicare il fenomeno, e di inchieste giudiziarie poi confluite in un processo, non a caso definito "storico". "Il 22 febbraio del 2008 il giudice Lovecchio del tribunale di Bari emette la sentenza di primo grado del primo processo penale in Europa contro un'associazione transnazionale di "caporali". Vengono condannati a 10 anni di reclusione 5 capicellula, per aver ridotto centinaia di braccianti in stato di schiavitù sui campi di pomodori della Capitanata, in Puglia. Vari loro complici, e sottoposti, subiscono pene tra 4 e 5 anni". I dati raccolti dall'autore dicono che dopo gli Stati Uniti, l'Italia è il secondo Paese produttore di pomodoro al mondo: 50 milioni di tonnellate l'anno. La Puglia, da sola, ne raccoglie il 30 per cento. La legge regionale pugliese contro il lavoro nero, varata a fine 2006 (la prima in Italia), sta contribuendo a responsabilizzare le imprese, ma i suoi effetti sono ancora limitati Al centro del libro di Leogrande è tutta la Puglia, perché il passato, il presente e certamente anche il futuro della regione sono legati a doppio filo alle dinamiche del mondo dell'agricoltura. - Valeria Merlini -

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