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I sistemi cognitivi naturali non ricevono informazioni, non operano computazioni, non risolvono problemi codificando internamente la realtà ambientale. Non hanno nulla dei sistemi ingegneristici input-output, non sono calcolatori. Questa la posizione teorica di un indirizzo eretico della scienza cognitiva, protagonista di un tentativo eversivo estremo: sostituire la metafora classica del computer digitale con la nozione naturalistica emergente di sistema auto-organizzatore. Il libro offre un'analisi teorica ed epistemologica dettagliata di questa proposta rivoluzionaria, ripercorrendone lo sviluppo dalla genesi all'attualità. Non adotta una prospettiva neutra. Designa il modello dell'auto-organizzazione come un possibile successore del paradigma computazionalista. Ne evidenzia la capacità di applicarsi proficuamente nei tenitori della ricerca di frontiera, in particolare in quello dell'intersoggettività dei "mirror systems", dove le concettualizzazioni classiche perdono presa. Propone la nuova idea di conoscenza e di scienza al dibattito della filosofia della scienza, della biologia e della psicologia della cognizione, dell'epistemologia delle scienze umane.

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