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Una contrada fuori mano dell'Italia meridionale. I mutamenti politici, l'indomani dell'ultima guerra, vi acquistano un'evidenza esemplare, suscitando le medesime illusioni e paure che altrove. Ma dopo tutto, dice Silone, piovve e nevicò come gli altri anni, e le relazioni fra gli uomini rimasero le antiche. Contadini e pastori, vecchi proprietari in concorrenza con gli arricchiti del mercato nero, funzionari dei nuovi apparati e, fra gli altri, un gruppo di uomini onesti, di varia origine e formazione, restii a falsificare in termini di potere e di sopraffazione la loro spontaneità umana, a tradire i propri moti di istintiva solidarietà. Ne nasce un tono patetico, commosso e in fin dei conti, al giorno d'oggi, schiettamente utopistico. Benché la persecuzione finisca per prevalere, nella narrazione la speranza si salva, grazie a una risorsa che unisce alla concretezza dell'umile fatto di cronaca il valore del mito.
05/10/2004
La libertà, diceva Silone in ''Vino e Pane'' si deve conquistare ogni giorno anche nel più democratico dei regimi. L'ottusità e la pigrizia intellettuale non sono le caratteristiche di Rocco De Donatis, il protagonista. Egli cerca di restare libero, anche di fornte ad un potere sino ad ora oppresso e ora oppressore. Ed oppressore nel modo perggiore, attraverso al denigrazione e l'isolamento. Da non perdere , da leggere e rileggere
