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Questo romanzo di Sibilla Aleramo è del 1906. La sua immediata fortuna in Italia e nei paesi in cui fu tradotto segnalò una nuova scrittrice, che in seguito avrebbe fornito altre prove di valore, segnatamente nella poesia. Ma soprattutto esso richiamò l'attenzione per il suo tema: si tratta infatti di uno dei primi libri 'femmisti' apparsi da noi. Lo riproponiamo certi che questa narrazione rimanga una testimonianza esemplare e attualissima sulla condizione femminile.
06/01/2007
ugo gorilloni - ugogory@hotmail.it
illegibile...come puo essere considerata l esempio del femminismo una donna priva di coraggio e volontà che tenta il suicidio e non si impegna a restare con il figlio( unica sua gioia) per la propria tranquillità? ...codarda e senza cuore.
14/07/2006
E' uno dei manifesti del femminismo europeo. E' l'autrice la protagonista del romanzo, attraverso la narrazione della sua vita che arriva fino alla sua fuga dal marito per riacquistare la libertà. Così facendo, però, accetta anche la separazione dal proprio figlio: la sua scelta, pur se dolorosa, è l'unica attuabile per riconquistare la sua dignità di donna, nonostante perda quella di madre. Ella, durante gli anni della sua esistenza dedicati alla vita coniugale e alla cura del figlio (con lo scopo di farlo crescere nel modo migliore possibile perché potesse aspirare al meglio), si è sentita raramente apprezzata e soprattutto amata dal marito. E' stato solo l'amore verso il figlio ad impedirle di lasciare il coniuge tanti anni prima. Le uniche note di felicità le derivavano dal vedere il piccolo crescere sano e bello. In tutto il libro è la donna, intesa in senso generale, la protagonista. La scrittrice analizza il ruolo della donna all'interno della famiglia e il livello di sfruttamento al quale è stata sempre sottoposta: poca è la riconoscenza sia dei figli che del marito nei suoi confronti per tutto quello che quotidianamente fa per loro. Per questo ella si sente spesso prigioniera e oppressa, senza via di scampo in un microcosmo che la limita fortemente. L'atto della protagonista di abbandonare il marito e soprattutto il figlio è opinabile: tuttavia si deve considerare che, per arrivare a tanto, ella deve essere stata proprio disperata e messa nelle condizioni di non poter scegliere. Rari sono i dialoghi nel racconto: la voce narrante della protagonista si sostituisce in molti casi alle voci anche degli altri personaggi, rendendo la storia quasi a un'unica voce; da questo punto di vista la lettura può risultare un po' monotona e, quindi, l'attenzione non deve mai venir meno, per evitare di perdere riflessioni e spiegazioni fondamentali per lo sviluppo delle vicende.
15/05/2006
ho letto il libro in 3 mesi!non ce la facevo più...le pagine scorrono lentissime e sibilla non è sicuramente 1 donna da prendere come esempio per la sua forza di volontà! noioso...ma ti cattura nel finale...
26/10/2004
Palesemente autobiografico, ciò che più colpisce è la sua autenticità, non scritto per altri ma per sé stessa...talmente intimo e introspettivo da dare la sensazione di essere un lettore che sbircia nella vita di un'estranea, leggendo di lei a sua insaputa...fortunatamente non è così! Anna
25/09/2004
un bel libro senza dubbio, e anche le vicende personali sono molto toccanti. Tuttavia quel povero bambino è stato abbandonato senza pietà. Non credo che questa sia una buona base per trovare se stessi: se una madre (o un padre) non si occupa di suo figlio, chi altri dovrebbe farlo? Se fossi il figlioletto forse potrei capire le ragioni di questa donna, ma certo non la perdonerei.
02/09/2003
Questo libro è entrato nella mia anima scandagliandone i recessi più nascosti. Mi ha aiutato a riflettere su me stessa, a comprendere pensieri ed emozioni che erano solamente abbozzati. Un libro che ogni donna dovrebbe leggere per conoscersi meglio e per comprendere le dinamiche sociali del rapporto uomo-donna. Non condivido la scelta operata dalla protagonista nel finale, ma è comunque una scelta coraggiosa e degna di rispetto e ammirazione, soprattutto se calata nell'ambiente sociale dell'Italia del primo Novecento. Un grande libro da leggere tutto d'un fiato!! DanielaC.
28/03/2003
gea albanese - gea.albanese@libero.it
Letto a Cuba marzo 2003. La felicità nasce davvero dal distacco da ciò che più amiamo: i nostri figli? Riprendersi cura di sé,ricominciare a sognare a desiderare,si può vivere anche senza di loro! Femmina un giorno e poi madre per sempre.. (F. De André) é una frase bellissima ma ci sono momenti che mi sembra una condanna!
15/02/2003
Lo sto ancora leggendo ma penso che sarà uno dei libri migliori che avrò letto nel 2003! L'amore sconfinato per il padre, la tenerezza per la nascita del figlio, la voglia di indipendenza, sono tutti sentimenti già provati da tutte le donne del mondo! Ancora attualissimo. Da leggere assolutamente!!!
26/12/2002
Maria Valeria T. - marival7@virgilio.it
Queste tre parole racchiudono il senso di questo romanzo che apre uno squarcio nella coscienza di essere donna in una società creata da uomini e per uomini.
09/11/2002
Ho amato questa scrittrice fin dalle prime righe di questo libro..la sua passione, la sua esuberanza, tutto di lei mi ha attratto e l'ho sentita vicina a me, amica mia. Una donna coraggiosa che ha lottato in tempi difficili. Grazie Sibilla!
23/09/2002
E' un libro che consiglio ad ogni donna. Attreverso la sua vita la Aleramo parla della condizione della donna nella società; tematica sempre attualissima. Una vita, spesso amara, vissuta intensamente tra amori, passioni, poesia, libri. Sibilla sfida le convenzioni sociali per amore del figlio che non le lasciano più vedere. Figlio che ama in modo sconfinato... Concludo riportando una frase del libro che mi ha particolarmente colpita: ''E tutto si sovrappone, si confonde, e una cosa sola, su tutto splende. La mia sensazione costante di essere nell'ordine, di poter in qualunque istante chiudere senza rimorso gli occhi per l'ultima volta. In pace con me stessa.'' - Sibilla Aleramo

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