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Nel 1900 Robert Hawthorn Kitson aveva ventisette anni e l'aspetto tipico dell'inglese upper class del tempo: alto, occhi azzurri e penetranti, pelle bianchissima e baffi folti, in stile edoardiano. Robert amava dipingere e detestava la sola idea di dover trascorrere il resto della sua vita nell'azienda di progettazione di locomotori dei Kitson. Sicché quando i medici, in seguito a due febbri reumatiche consecutive, gli ordinarono di lasciare l'Inghilterra, partì molto volentieri e, come allora era buona regola nella società britannica, raggiunse le soleggiate sponde del Mediterraneo.
Quando giunse a Taormina, rimase così incantato dalla magica bellezza del paesaggio - un luogo allora incontaminato e molto simile a quello che Goethe, più di cent'anni prima, aveva descritto come "uno stupendo lavoro dell'Arte e della Natura" - che decise di fermarsi e acquistare un appezzamento di dodicimila metri quadri sulla collina. Su quel terreno, in capo a qualche anno, 'il pazzo inglese' che, secondo più di un abitante di Taormina, voleva vivere dove non c'era "niente se non maiali e contadini", costruì una delle case più belle della Sicilia.
Nel 1947, Robert Kitson morì e sua nipote Daphne ereditò 'casa Cuseni'.
La storia che Daphne Phelps narra in questo libro è la storia di questa casa: dalle origini, quando fu eretta con i massi tolti alla collina, e con il marmo, il legno e la terracotta, trattati secondo un'arte tramandata da secoli, fino al suo periodo aureo, quando tra le sue pareti imbiancate a calce e i suoi antichi mobili dalle stupende venature si aggiravano personaggi come Bertrand Russell e Tennessee Williams, Caitlin Thomas e Roald Dahl, Jocelyn Brooke e Greta Garbo.

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