"Tutte le scuse sono buone per morire", dice un proverbio piemontese.
C'è il Cavaliere di Vittorio Veneto che muore a 97 anni, lasciando una bomba in eredità. C'è chi muore in una cappelletta di campagna, praticamente nudo, trafitto dalle frecce come un San Sebastiano.
C'è anche chi - meno fantasioso - viene schiacciato da una macchina alla fermata del tram, a mezzanotte.
E c'è chi rischia di morire a vent'anni, come la bella Marianna Grifeo, baby sitter e studentessa di storia dell'arte, che si ritrova al centro di una trama sgangherata ma ugualmente pericolosa. C'è anche chi, per fortuna, muore solo metaforicamente: il giudice Filomarino, che muore dalla voglia di finire sulle prime pagine e nei Tg, come il suo idolo Antonio Di Pietro. O l'ingordo commissario Garzullo, che rischia di morire di vergogna per una clamorosa figuraccia su quegli stessi giornali e Tg.
Dopo aver esplorato i perfidi piaceri del noir in "Torino, lungodora Napoli", Bruno Gambarotta ci regala con "Tutte le scuse sono buone per morire" una farsa scatenata. Senza dimenticare che ormai a decidere l'esito di una indagine sono sempre più spesso i meccanismi implacabili dei mass media...

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