Disponibilità immediata
Vuoi regalare questo prodotto ? Scopri come!
Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la "Trilogia della città di K" ritrae un'epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.
03/01/2009
Letto in tre giorni e ancora ho l'angoscia e un senso di malinconia mista a tristezza; io non so davvero come si possa partorire un romanzo di questo spessore. Sconvolgente. Da leggere almento tre volte.
21/04/2008
Ho dato 5 stelle ad altri bei libri, ma se potessi darne 10 a questo non esiterei. Avete presente quei libri che dopo averli letti ti domandi quanto tempo dovrà passare per averne tra le mani un altro dello stesso spessore e che daresti chissà cosa per conoscere l'autore? Quanto invidio coloro che l'hanno appena comprato e in questo momento sono a pagina ...
24/03/2008
Fabio M. - fabiomic75@yahoo.it
Bel libro, sicuramente innovativo sia come contenuti sia come scrittura. Suddiviso in tre parti ma facenti parte della stessa storia anche se con prospettive diverse, il libro è un continuo crescendo fino al raggiungimento di alcune rivelazioni che lo rendono intelligente e sorprendente. Davvero una bella sorpresa. Consigliato!!!
18/02/2008
L'ho letto in due pomeriggi, quando sono arrivata alla fine, avrei voluto ricominciarlo. Tutto il libro ci insegna che ''tutto è il contrario di tutto'', quali sono le certezze che ognuno di noi ha che non siano da mettere in discussione? Ci insegna a non giudicare e condannare senza appello nessuno. Bello, intrigante, fantasioso, reale, e sopratutto sincero anche nelle bugie. La miseria reale della guerra è raccontata in maniera cruda ma vera e comunque con un po' di poesia. ROSALBA
05/11/2007
Maristella - violetta54@libero.it
Con una prosa cruda, diretta ed essenziale, pervasa da sfumature di surrealismo ed allucinazione, Agota Kristof, scrittrice ungherese naturalizzata svizzera, ci trascina nel dolore, nell'orrore e nell'assurdità della guerra con questo drammatico ed originalissimo libro. Come si comprende dal titolo, il libro è diviso in tre parti legate fra loro da un filo quasi invisibile di sofferenza e solitudine che, intrecciando la mente e l'anima del lettore lo conduce, in un coinvolgimento totale, a percepire i sentimenti dell'estrema incertezza e della malinconica solitudine della vita, soprattutto quando sopraffatta da un'impietosa realtà. La prima parte, intitolata "Il Grande Quaderno", narra la storia di due fratelli gemelli, Klaus e Lukas, che durante una guerra ( non meglio definita, ma si pensa l'ultima) e in un paese (anch'esso mai nominato, ma si presuppone dell'Est), vengono per necessità abbandonati dalla propria madre a casa della nonna, una vecchia malvagia e dispotica. I ragazzi porranno in atto tutte le strategie di sopravvivenza possibili, fino a veri e propri esercizi di dura autopunizione, per poter prevaricare il male che nonostante tutto li sovrasta inesorabilmente, facendoli crescere con una mentalità distorta, la quale, sfiorando spesso la pura perfidia, apporta loro un'infelicità esistenziale profonda e ben radicata nel tempo. Nella seconda parte, intitolata "La Prova", i gemelli effettuano un'ultima terribile e suprema prova: la loro separazione. Essa sarà possibile solo con l'attuazione di uno spietato e calcolato parricidio. Da questo momento, Lukas, il fratello rimasto, vive una vita disadattata e cupa, in un paesaggio desolante, denso di personaggi stillanti devastazione e abbandono. Conosciamo così Victor, il libraio alcolizzato con l'ossessionante pensiero di scrivere un romanzo, Peter l'omosessuale funzionario di Partito, Clara che lo inizierà all'amore adulto, Yasmine con cui convivrà e suo figlio Mathias, a cui farà da padre, un ragazzo di straordinaria intelligenza e sensibilità, con una malformazione alla quale non sarà in grado di reagire e che lo condurrà verso una straziante decisione.La terza parte, intitolata "La Menzogna" sarà il luogo delle destabilizzazioni, sia per i protagonisti della storia sia per il lettore. Tutto ciò che è stato letto in precedenza viene ripercorso, distorto, rimesso in discussione fino al disorientamento totale che condurrà perfino al dubbio dell'esistenza di una gemellarità, la quale, potrebbe essere stata soltanto l'aggrapparsi ad un'intima invenzione, per appropriarsi di quella forza indispensabile ad affrontare un mondo tanto disincantato e brutale.La Kristof, con una straordinaria costruzione narrativa, ci costringe ad attraversare il danno e l'indelebile segno che la mostruosità della guerra può portare, soprattutto negli animi infantili, costringendoli a vederne e subirne gli orrori, a non cedere al dolore ricacciando le lacrime, a rinunciare ai loro bisogni primari, alla dolcezza e alla tenerezza necessari per una giusta crescita. Un romanzo di grande impatto emotivo, dove la menzogna è correlata alla verità più di quanto sia possibile immaginare, dove l'intuizione per gli avvenimenti raccontati, sfuma in altre infinite forme e consegna al lettore tutto il suo carico claustrofobico di indeterminatezza e di perdita di confini concreti, un carico di sofferenza che gli trasferisce dentro il raccapriccio verso l'iniquità e la disumanità di ogni guerra.
19/08/2006
Paolo - maqroll@freemail.it
Prosa schietta e cruda senza troppi fronzoli. Con poche parole riesce a descrivere uno stato d'animo, una situazione, una personalità. Uno dei migliori romanzi che abbia mai letto
08/02/2006
claudia - klya88@yahoo.it
leggetelo!!!è sconvolgente...la realtà non è mai quella k crediamo...tutto può essere finzione di tutto e per scoprire la verità è necessario leggere attentamente pagina dopo pagina qst strepitoso libro
09/11/2005
stefano pippa - stefano.pippa@alice.it
lo stile che accoglie il lettore e'quello che fa presagire di essere di fronte ad un'opera nuova, coraggiosa ed originale. e infatti per la prima parte lo e': brevi scarni tratti tratteggiano, su uno sfondo filtrato e deformato dal sibilare delle bombe e dal risuonare di voci che in fondo rivelano un accento di perfetta disumanita', uno scenario che piu' che altro e' un coacervo di brandelli la cui unita' non si fa volutamente afferrare. la cosa notevole di questa prima parte e' lo stile, che non indulge mai a moduli narrativi classici scegliendo la via della semplice concisione e che non si sofferma a descrivere l'inessenziale. in pratica, mai una parola di troppo (cosa molto rara nel panorama contemporaneo). la seconda parte invece e' piena di parole che non raccontano nulla e, sebbene ''la prova'' di fatto costituisca un momento imprescindibile per il dispiegamento dell'intera vicenda, la narrazione sembra flettersi ed allo stesso concedersi a canoni narrativi piu' tradizionali, trascinandosi dietro anche l'impostazione stilistica che pare quindi retrocedere su posizioni meno interessanti. i personaggi si coloriscono di tratti ''umani'', fino alla banalita', e su questa linea prosegue la terza parte che conclude il romanzo molto al di sotto delle aspettative che la prima (il grande quaderno) aveva suscitato, sia su un piano stilistico che su quello piu' squisitamente narrativo, finendo per farsi fagocitare dalle tipiche forme del romanzo ad intreccio. il grande quaderno e' comunque una prova stilistica esemplare.
07/06/2005
un vero viaggio, modesto ed ancor piu' esaltante, a ridosso del dolore e della tristezza: in verita' non e' mai doloroso e neppure triste - e' una favola, ma non per questo utilizza impropriamente immagini ed emozioni. Ecco: un libro mai improprio, magari in un momento in cui tutto sembra esserlo. Un capolavoro.
17/05/2005
bergammarco - markness@excite.it
Uno stile narrativo unico e notevole per un romanzo che nelle prime due parti avvince e stimola, anche se si ripiega forse troppo in un dolore ed in una miseria interiore che si alimentano di se stessi. La terza parte la trovo esageratamente complessa. Il gioco continuo di flash back, di sostituzioni, sovrapposizioni e cambi di identità alla fine disorienta. Così facendo l'autrice dà l'impressione di scrivere per compiacersi. Ma non dovrebbe essere questo il presupposto di un romanzo.

Gruppo Mondadori
9 milioni di prodotti
Sconti tutti i giorni
Bol Pass
Spedizione gratis
Punto di ritiro
Fai un regalo
Gift card
Metodo di pagamento
Orario continuato
Servizio clienti gratuito