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La verità è che neanche mi ricordo bene quando, e perché, si è cominciato a parlare di televisione. Voglio dire: Totem è nato per accadere nei teatri. Anzi, ad essere esatti, Totem è nato per accadere nel modo più nascosto possibile in teatri più defilati possibile. Mi ricordo che volevamo lavorare in pace, perché si trattava di provare a fare una cosa che nemmeno noi sapevamo bene cosa fosse. Era una di quelle situazioni in cui l'unica cosa che davvero ti serve è un bel po' di silenzio: intorno e dentro.
Date le premesse, niente di peggio che finire in televisione.
Ma del tempo è passato, da quando abbiamo iniziato quel lavoro, e nel tempo uno capisce molte cose. Credo che un giorno ci è accaduto di pensare che Totem era abbastanza rodato da provare a reggere l'impatto con una platea molto vasta e abbastanza forte da rimanere vivo anche se tolto da un teatro e infilato nello schermo televisivo. Sarebbe rimasto solo un pensiero se Carlo Freccero e Felice Cappa non si fossero messi in testa di farne una possibilità reale. Come la mettevano loro era una scommessa niente male. Due ore in prima serata con molta libertà d'azione e nessuna richiesta particolarmente deprimente, salvo la necessità di un intervallo pubblicitario a metà della serata. Potevamo anche far finta di niente. Solo che non abbiano fatto finta di niente. E siamo finiti in televisione. Qui una cosa bisogna spiegarla, perché è importante. Un conto è fare televisione, un conto è usare la televisione per arrivare a un numero maggiore di persone. Un conto è fabbricare treni, un conto è andare in treno. Noi non abbiamo mai pensato di fare televisione. Abbiamo pensato di prendere una cosa accaduta in un teatro e di immetterla nel sistema sanguigno del Paese, usando la televisione come veicolo. Magari non sembra, ma fa molta differenza. Mi ricordo che prima e dopo il Totem televisivo molti parlarono di una provocazione, di una forma di contro-televisione. Le cose non stavano esattamente così. Era piuttosto una non-televisione. Il tentativo di usare la televisione come mezzo e non come fine. In termini pratici questo significa che ci siamo limitati a mettere in scena Totem al Teatro Studio di Milano, con un pubblico vero, e in quell'occasione abbiamo fatto le riprese televisive. L'abbiamo messo in scena due volte, così se proprio facevamo sbagli orribili avevamo una versione di riserva. E abbiamo chiesto al regista, Antonello Grimaldi, di dimenticarsi la televisione e di cercare semplicemente di documentare quel che accadeva lì dentro. Se riusciva a catturare il clima che si crea a teatro quando facciamo Totem, meglio.

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