Il romanzo, scritto nel 1926 a Parigi, nel pieno del fervore polemico sull'arte e la letteratura che caratterizzò il decennio della 'generazione perduta', segna la rottura dell'autore con Sherwood Anderson, uno degli scrittori che più influenzarono la sua formazione propugnando la ribellione alle regole strutturali della narrativa americana. Ma mentre Anderson non era riuscito, distrutte le regole, a costruire nelle sue opere alcun disegno coerente, il genio di Hemingway seppe trovare una nuova tecnica formale. E in questa feroce satira, brillante parodia all'opera "Riso nero" di Anderson, nella quale riecheggiano grottescamente tutti i più tipici motivi andersoniani, Hemingway dimostra al maestro cosa sia la vera letteratura.
24/05/2003
Mi mancava questo libretto (ho letto tutto Hem)il cui pregio maggiore è comunque di mandare il lettore a leggere (o rileggere) il testo che vuole parodiare, ''Riso nero'' di Sherwood Anderson nella traduzione di Cesare Pavese. Come sberleffo il giovane mostra talento ma è ancora più giornalista che scrittore. Anderson/Pavese erano altra emozione.
