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Scritto da Thomas Mann nel 1903, "Tonio Kroger", come spiega Francesco Maria Colombo nella sua introduzione a questo volume corredato dal testo originale a fronte, "è il racconto lungo (o romanzo breve) in cui tutti gli elementi del sistema simbolico manniano convergono e si dispongono in un equilibrio di affascinante precarietà; sembrano sospesi in un momento di felicità narrativa (o meglio di incanto lirico, giacché pochi sono gli accadimenti 'raccontati') che rimane forse senza repliche. La definizione dell'artista come di un "borghese sviato", che domina consapevolmente le fredde estasi del suo sistema nervoso e nello stesso tempo osserva di nascosto, con infinito struggimento, la vita dei "felici", dei biondi dagli occhi azzurri che non hanno conosciuto la malattia dell'arte, è il termine mediano dove si accordano tutte le dissonanti definizioni. La malinconia intoccabile che intride il racconto, e che viene attinta attraverso un calcolo di sapienza davvero infallibile, stabilisce per la prima volta quel rapporto di causa ed effetto fra la disciplina dello scrittore e la reazione del pubblico, che redime inopinatamente la figura di Mann stesso, secondo la tavola dei valori della borghesia altrimenti liquidata dalla storia. A partire da questo risultato Mann edifica il suo ruolo di interprete dello "spirito del tempo" amministrando il suo successo e reinterpretandosi di continuo."
Edizione con testo a fronte.
