Le "terre del finimondo" sono quelle zone della foresta amazzonica in cui, dal principio del secolo l'uomo cominciò a penetrare, sostituendo ai tronchi secolari e agli animali selvaggi le ordinate piantagioni di cacao. In un romanzo che è un grande affresco corale, scritto nel '42 nel pieno svolgimento della guerra, Amado racconta la lotta fra due famiglie di fazendeiros per il possesso della Foresta do Sequeiro Grande. Storia reale, di cui da bambino aveva visto l'epilogo, ma anche epos simbolico: perché l'albero dai frutti dorati, piantato dagli uomini bruciando la foresta, crescerà più rigoglioso sul terreno concimato col sangue. Un romanzo in cui - come sottolinea Luciana Stegagno Picchio nella Nota introduttiva - "tutti gli ingredienti del futuro Amado, tropicale e cinematografico, sono già in atto in queste Terre del finimondo, in un dosaggio eqilibratissimo di lirico e di epico, di storia e leggenda".
01/04/2003
Giovanni D'Abbondanza - dabbondanza_g@yahoo.it
Ogni volta che leggo una storia di Amado, mi rendo conto di quanto sia vicino alla realtà tutto quello che descrive l'immenso scrittore brasiliano. Davvero un racconto imperdibile; un ulteriore insegnamento della profonda sensibilità socio-culturare del mondo sudamericano, lontana, molto lontana, da quella spesso qualunquististica e consumistica dei loro cugini ''settentrionali''.

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