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-15% Storia della castità. Dalle vestali a Elisabetta I, da Leonardo da Vinci a 'Magic' Johnson Elizabeth Abbott 978880458071
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Storia della castità. Dalle vestali a Elisabetta I, da Leonardo da Vinci a 'Magic' Johnson


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In un mondo che sembra aver smarrito ogni equilibrio riguardo al valore della sessualità, e in cui i media ricorrono con sempre maggior frequenza a immagini di contenuto esplicitamente erotico, la castità rischia di essere ridotta alla triste e indesiderabile conseguenza di una condizione "innaturale", come la reclusione in carcere o in convento, o di uno stato patologico. Eppure, per almeno tremila anni e fino a poco tempo fa, è stata, soprattutto per le donne, il frutto di una scelta consapevole per poter esercitare un controllo sul proprio corpo e sul proprio destino, sottraendosi alle inflessibili norme della società patriarcale che le condannava all'unico ruolo di mogli e madri. In "Storia della castità" Elizabeth Abbott affronta questo tema considerandolo non una questione etica o filosofica, ma un fenomeno storico-sociale che si è manifestato in tutte le culture e in numerose varianti. Così, dalle esperienze di mistici cristiani come santa Caterina da Siena, di sacerdoti inca e di saggi indù, si passa alle sfide all'ordine costituito lanciate da Giovanna d'Arco (che rinunciò a ogni aspetto della femminilità in cambio di una vita da guerriero) ed Elisabetta I (che, a dispetto delle pressioni della corte, volle rimanere nubile e vergine), per arrivare ai giorni nostri, in cui si decide di essere casti per timore dell'AIDS (emblematico il caso del campione di basket "Magic" Johnson il quale, dichiaratosi pubblicamente sieropositivo, affermò che "il sesso più sicuro è quello che non si fa") o, all'interno del rapporto di coppia, come antidoto a ogni forma di possessività e gelosia. Pur riservando al mondo femminile uno sguardo privilegiato, l'autrice dedica ampio spazio anche a tutte le categorie di uomini che hanno praticato la castità liberamente - per esempio i Padri del Deserto e gli atleti greci - o perché costretti, talvolta con metodi brutali, dalla mentalità e dagli usi del loro tempo, come gli eunuchi bizantini o i castrati dell'opera lirica. La castità dunque, sostiene la Abbott, non è in sé né un valore né un disvalore, ma in tutte le epoche e le circostanze ha presentato il duplice e ambivalente aspetto di rinuncia intenzionale o privazione subita, di mezzo d'emancipazione o strumento di coercizione. Lo dimostra ai giorni nostri la scelta di alcuni giovani di astenersi dai rapporti sessuali come prova di "vero amore" e, nel contempo, la sopravvivenza in diversi paesi di pratiche barbare, quali l'infibulazione, che reprimono la sessualità delle donne.


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