"Ho scritto questo libro perché credo che alcune persone ci si riconosceranno. L'ho scritto perché non sono d'accordo con quasi tutto quello che si sostiene a proposito dei disordini alimentari. L'ho scritto perché spesso le persone considerano il disordine alimentare una manifestazione di vanità, pazzia e immaturità. E, in un certo senso, è tutte queste cose insieme. Ma è anche una dipendenza; una risposta, per quanto perversa, alla cultura, alla famiglia, e se stessi."
11/05/2001
<br>Credo che molti "saputelli" che alle volte mi capita di sentirne o di leggerne i commenti riguardo ai temi dell'anoressia e della bulimia dovrebbero leggere questo libro con molta attenzione.Perchè è scritto molto bene,da una ragazza molto arguta e intelligente,che ha saputo rendere davvero bene l'idea di ciò che significa vivere l'anoressia o la bulimia.Il libro è scritto in prima persona,raccontando la propria tragica esperienza,partendo dai primi anni di vita della scrittrice,per andare via via analizzando verso gli anni dell'adolescenza,attraverso il frastuono delle inquietudini,delle paure e delle angoscie-normali-e dei sensi di colpa-non normali-per aver mangiato un muffin,fino ad arrivare ad una givane Marya ormai grande che non riesce a superare le proprie inquietudini,ma anzi le teme oltremodo,tanto da aggraparvisi per dimostrare,agli altri e a sè stessa, che c'è un motivo per il quale è malata,perchè più volte la scrittrice si domanda CHE COSA di preciso l'ha portata a vivere anni e anni della sua vita nel buio più assoluto,RIMANENDO VITTIMA DI SE' STESSA.Già,perchè una cosa che si mette molto in evidenza in questo libro eè che i disturbi dell'alimentazione sono prima di tutto UNA DIPENDENZA PSICOLOGICA che credo non c'entri nulla con il voler dimagrire.Non per nulla le persone più invidiate-checchè se ne possa dire-sono le persone che stanno meglio con sè stesse e che si acettano,e si mostrano,così come sono.Ma come è vero che si diventa malati il più delle volte per proprie inquietudini,è anche vero che i mass media mettono la loro buona parte,cosa che viene evidenziata.L'unica cosa che non mi è piaciuto molto è il senso forse fin troppo pessimistico dell'Hornabacher,ma di certo non posso darle tutti i torti.Questo è un libro che non generalizza nè pretende di sapere quali siano le "mistereipse molle",semplicemente offre una propria esperienza che penso sia validissima per farci pensare con la nostra testa senza farcela riempire di insulse sciocchezze.Termino qui consigliandovi di leggerlo al più presto se volete leggere un buon libro riguardo all'argomento,e vi rimando a "La ragazza perfetta" di Steven Levenkron se volete leggere qualcos'altro in proposito.E' fatto in modo diverso, ma è comunque un libro interessante.

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