Il racconto di fantasmi, come la fiaba, è un 'genere' ben preciso, con le sue regole e i suoi metodi, ed è proprio la sua riconoscibilità che aumenta il piacere del lettore. Tra i suoi ingredienti c'è anche il comico, perché ridere è uno dei modi migliori per allontanare la paura, e perché non siste una situazione drammatica o inquietante che non contenga in sé i germi del grottesco. E' questo lo schema con cui si sono divertiti a giocare i maggiori scrittori inglesi nel periodo aureo (per le ghost stories) che va dalla metà dell'Ottocento agli anni Trenta del nostro secolo: da Dickens al Wilde del Fantasma di Canterville (satira di un'aristocrazia fiera soltanto dei suoi fantasmi, poiché appartiene essa stessa al regno delle ombre), da J.K. Jerome a Kipling e a Wells, che fa rivivere uno scienziato collerico in un lepidottero. Uno dei maggiori studiosi del romanzo gotico e fantastico, Malcolm Skey, ha raccolto in questo volume i 'pezzi' più scatenati, imprevedibili ed esilaranti di una produzione che sembra anticipare le attuali fortune del fantasy.
Il Natale degli spettri di J. K. Jerome
Selina Sedilia di Bret Harte
Dolce musica a Passenham di T. H. White
La finestra aperta di <
Enoch Soames di Max Beerbohm
La falena di H. G. Wells
Se ci sei batti un colpo di Charles Dickens
Il fantasma di Canterville di Oscar Wilde
L'<
La <
Lo spettro e il conciaossa di Joseph Sheridan Le Fanu
Il professor Fargo di Henry James
I Mallard psichici di E. F. Benson

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