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Da quest'"opera faustiana" è tratto il film diretto da John Huston e interpretato da Albert Finney e Jacqueline Bisset.
Dal 1947, anno della prima edizione, la fama di "Sotto il vulcano" è andata crescendo, al punto che oggi viene universalmente giudicato uno dei massimi romanzi del nostro secolo. Scrittore denso e seducente, non a caso circondato da un'aura mitica, Lowry volle scrivere, per sua stessa ammissione, una "Divina Commedia" ubriaca. La definizione resta calzante, perché "Sotto il vulcano" se da una parte è la storia, ambientata in Messico, di un alcolizzato perseguitato da un oscuro complesso di colpa e incapace di ristabilire un rapporto con la moglie, dall'altra si configura, grazie anche a una fitta rete di riferimenti e paralleli culturali, come una grandiosa allegoria moderna della redenzione, o meglio come "un'opera faustiana" (Max-Pol Fouchet).
Il paesaggio messicano pare progressivamente deformato dall'effetto dell'alcol sulla psiche del Console (il protagonista), ma questi non combatte solo una disperata lotta contro la gelosia e contro l'acol, bensì vive la disintegrazione di un mondo che si rivela sempre più minaccioso e assurdo: in questa prospettiva "Sotto il vulcano" costituisce anche una diagnosi, scritta subito prima della seconda guerra mondiale, di una crisi davvero storica e destinata a incombere a lungo sul "bel giardino" che in molte di queste pagine si scongiura di non lasciar distruggere. Lowry aveva sostenuto che "Sotto il vulcano" è "una profezia, un monito politico, un criptogramma": sono tre livelli di interpretazione che coesistono perfettamente e che non cessano di coinvolgere il lettore, alle prese con un materiale narrativo e intellettuale ricchissimo.

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