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Il leitmotiv devastante di cinismo e depressione che percorre la silloge, però, non riesce a sfociare del tutto in pessimismo cosmico e nichilismo, perché nell'animo del poeta non c'è solo rassegnazione o distante anaffettività, c'è ancora un turbinio di sentimenti, un groviglio di emozioni che si agitano, e trovano sbocco esterno in una rabbia ostinata che egli scaglia contro le storture e il disfacimento etico della società contemporanea. Si badi bene però, la società non è vista come una mistica entità astratta, su cui filosofeggiare funzionalisticamente: essa è un insieme di uomini, di monadi dotate di ragione e coscienza che, volontariamente, mossi da logiche arrivistiche di potere o di semplice quieto vivere, hanno ridotto questo mondo a un palcoscenico squallido e senza vita. Gli strali dunque non risparmiano pressoché nessuno: ce n'è per il clero, per i politicanti e anche per le masse, che si lasciano indottrinare inermi, da pastori che le condurranno al precipizio.
10/06/2011
E' strano lasciarsi scivolare in un libro come il tuo. Si cade senza appigli. O almeno così sembra. Scrissi una volta una poesia: In un mondo di morte un vento di speranza non è nient'altro che un presagio di un futuro meno peggiore. Ma poi se leggi fra le righe ecco emergere un'altra via, una possibilità seconda, storpia forse, ma che lenta volge lo sguardo ad altri futuri... Tienilo stretto il sogno, non farlo mai scappare, è il solo tuo bisogno, il solo regolare. Ma cos'è un sogno? Come si può trasformare l'eterico in materia soltanto per poterla toccare, plasmare renderla viva davanti agli occhi? Ma allor, prendo a pensar sconsolato, questo è l'inferno e io ci sono entrato. Rimango stordito tra un pagina e un'altra, seguirle con ordine o meno. Cosa fare? Mi butto, qual è il mio fine perché correre, costantemente correre? Poi mi decido: Varcherò soglie antiche e ancestrali, sarò soma del vento al suo soffiare... E' un andare scorrevole, prima mi perdo, poi m'incazzo, con la trivialità necessaria alla giusta emozione e poi mi riprendo coprendo i miei dubbi di queste strane ed intense parole. Che dire? Grazie. E. Morandi (Teatro Impertinente Sanremo)

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