Lontano dalle piogge della natia capitale, mentre percorre il confine settentrionale del Messico a bordo di una jeep presa a nolo, Héctor Belascoarán Shayne rischia lo spaesamento. Non è facile sentirsi messicano su quelle strade aggredite dai manifesti pubblicitari in inglese. E in più la donna che il detective sta inseguendo - un'attrice di una certa fama - appare e scompare come il coniglio dal cilindro di un mago, lasciandosi alle spalle solo nomi di città di frontiera: Mexicali, Ensenada, Tijuana, Nogales, Chihuahua, Ciudad Juàrez, El Paso... E anche qualcos'altro: una sequenza di ricordi e di rimpianti nella mente di Héctor. Sarà perché l'arrogante e seduttiva Natalia era la sua migliore amica, e il suo sogno proibito, ormai in una vita precedente; sarà perché l'avvicinarsi dei quarant'anni rende nostalgici. E nelle terre di frontiera la si respira, la nostalgia: zone di passaggio in cui tutti si sentono stranieri; fatte apposta, si direbbe, per perdersi e per ritrovarsi. Sotto un sole implacabile da film western si fanno incontri che lasciano il segno: poliziotti che si spacciano per venditori di cucine su misura, cinesi che tentano sette volte di scavalcare la maledetta recinzione che li separa dal loro sogno americano, maniaci del villismo, puttane della Sierra di Zacatecas, narcotrafficanti che organizzano concorsi di bellezza. E questa volta Belascoarán ha l'impressione di entrare in troppe storie senza riuscire a concentrarsi sulla sua indagine, senza capire da cosa Natalia stia fuggendo, senza sapere se riuscirà a riportarla a casa.

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