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Quando varca il cancello azzurro dell'orfanotrofio Piccoli principi mino a Katmandu, Conor non sa ancora che la sua vita sta per cambiare per sempre. In realtà il suo primo pensiero di fronte a quel branco festante che lo accoglie saltandogli addosso è la fuga. Ma con il passare dei giorni si accorge che di quei bambini, che non hanno nulla ma gli danno un mare d'affetto, che sanno fare tanto con poco, come costruire una macchinina con una bottiglietta di plastica, di quei bambini non può più fare a meno. Mesi dopo, appena tornato in America, Conor riceve una mail devastante. Sette bambini di cui si era preso cura sono scomparsi. Rapiti. Forse per farne bambini soldato. Forse destinati al mercato delle adozioni illegali, o addirittura del traffico d'organi. In un istante, il ragazzo prende una decisione. Deve tornare in Nepal e ritrovare quei bambini. A qualunque costo. Sfidando connivenze e omertà e rischiando la sua stessa vita, Conor si mette sulle loro tracce lungo i sentieri dell'Himalaya.
Conor Grennan era un ragazzo normale, un bravo ragazzo ma come ce ne sono tanti: niente aneliti da supereroe né da missionario. Soltanto un giro intorno al mondo di un anno, si era detto, un po' annoiato da otto anni di lavoro all'EastWest Institute prima a Praga e poi a Bruxelles. Tre mesi iniziali di volontariato per far tacere chi gli dava dell'incosciente e poi via in un vagabondaggio senza meta. Era il 2004. Ma il Nepal, o meglio i diciotto ragazzi della Little Princes Children's House, un orfanotrofio a pochi chilometri a sud di Kathmandu, hanno stravolto i suoi piani.
Sette fiori di senape è la loro storia: di Conor e di quei ragazzi della remotissima provincia di Humla che in realtà orfani non erano, ma bambini trafficati da profittatori in un Nepal devastato dalla guerra civile (1996-2006) tra la monarchia e le truppe dei ribelli maoisti. Portati via con la menzogna a genitori poverissimi convinti a pagare di fronte alla promessa di una qualche salvezza per i loro figli. E poi abbandonati. Questa è la scoperta che sciocca Grennan e lo riporta in Nepal un anno dopo. Questa è la molla che lo spinge a cercare fondi e a fondare una Ong, Next Generation Nepal, per restituire quei bambini alla loro infanzia e ai loro genitori.
Little Princes, questo il titolo originale, è un memoir "pieno di humour, emozionante e ispiratore insieme"; ma è anche "un libro che funziona perché Grennan descrive i bambini come individui ossessionati da questioni pressanti (come il perché lui non sia sposato) piuttosto che come vittime della povertà del terzo mondo"; ed è infine stato accolto dalla critica come la nuova Città della gioia.
Valeria Merlini

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