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Semina il vento


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I contenuti

Forse è stato il caso, o forse l'amore, a condurre Giacomo Musso, maestro di trentacinque anni, al Braccio 6, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Novara. Sulle labbra, la dichiarazione di innocenza; tra le mani, il giornale che ritrae in prima pagina il corpo inerte e dilaniato di sua moglie. Per sfuggire alla disperazione, Giacomo decide di raccontare la propria storia, l'inevitabile serie di eventi che lo ha portato in quella stanza, con una minuscola finestra come unico contatto con il mondo, come se fosse un pericolo per gli altri, lui che non ha mai fatto male a nessuno. Si erano conosciuti in un locale di Parigi, lei si chiamava Shirin ed era di origine iraniana. Non l'aveva trovata subito bella nel senso consueto del termine, ma era stato attratto dalla storia che i suoi occhi sembravano celare, da quel profondo distacco verso chi le stava accanto, come se per lei la vita vera fosse altrove. Il loro non era stato un amore focoso fin dal primo istante, ma era nato con la lentezza inesorabile delle cose fatte per durare. Si erano sposati alla fine di marzo e poi avevano preso la decisione che avrebbe cambiato le loro vite per sempre: si erano trasferiti a Molini, sulle montagne piemontesi, il paese dove lui era nato. Giacomo aveva deciso per nostalgia, Shirin perché aveva bisogno di radici: quelle che non aveva mai avuto, quelle che i suoi genitori avevano reciso fuggendo da un paese, l'Iran, profondamente cambiato nel giro di pochi anni.



La recensione di BOL

Perché Giacomo Musso, trentacinque anni, maestro elementare, si trova imprigionato nel reparto di massima sicurezza del carcere di Novara? Cosa è successo, in quella mattina come tante, per essere prelevato dalla sua classe e condotto all'arresto da parte di due carabinieri dall'aria più tesa che soddisfatta? Anche in carcere tutti sembrano avere paura di lui. Giacomo è sorpreso, ma non stupito, paziente e pacato si rassegna a un interrogatorio che non comprende fino in fondo. Quando il suo avvocato gli chiede di scrivere un memoriale per meglio organizzare la sua difesa, Giacomo capisce che l'unico modo per comprendere dove sia andata a finire la sua vita, è iniziare a raccontare la sua storia. La sua storia d'amore con Shrin. Si erano conosciuti in un locale di Parigi e l'amore, tra di loro, era nato lentamente, come tra compagni di liceo. Shrin, parigina di origini iraniane e Giacomo, originario di un paesino sulle montagne piemontesi. Due mondi che si incontrano per caso, un amore che li spinge al matrimonio e alla decisione di Shrin di trasferirsi in Italia, proprio a Molini, il paese di Giacomo, dove lui pensava non sarebbe più tornato. La rinascita della scuola elementare di Molini è la giusta occasione: Giacomo sarà il maestro, Shrin lavorerà da casa per una multinazionale di abbigliamento sportivo. Tra le mura della vecchia casa di famiglia, Shrin è alla ricerca di quelle radici che non ha mai avuto, di quel senso di appartenenza che a lei, atea e disincantata, né francese né iraniana, non è mai stato concesso. L'accoglienza non potrebbe essere delle migliori. Amici, vicini di casa, persino l'invito a fare parte del gruppo corale tradizionale. Eppure. Si percepisce incombente un'aria sempre più pesante, un'atmosfera di cauto sospetto, tensioni mascherate dal sorriso, attenzioni che hanno il sapore dell'invadenza. Giacomo e Shrin sono felici, almeno per un po'. Almeno fino a quando non si rendono conto che troppa Parigi li ha confusi, che uno straniero troppo spesso rimane un estraneo, che non ci sono armi per combattere l'ostilità e il razzismo di un luogo che della politica della tradizione a tutti i costi ha fatto la sua unica bandiera. Eccole qui, le parole chiave di questo libro: ostilità e tradizione. Quella che assolve da ogni colpa e la cui difesa autorizza ad ogni crudeltà, mentre un odio strisciante, distillato con sapienza e con l'illusione di poterlo controllare, si fa strada nella vita di Giacomo e Shrin. E se è vero che chi semina vento raccoglie tempesta, allora non rimane che la fuga e infine l'azione dettata dall'odio che si trasforma in immane tragedia. Perissinotto si conferma qui autore di straordinaria sensibilità, capace di permeare le sue pagine d'amore e di speranza per poi precipitare, insieme al lettore, nel mondo vero, fatto di intolleranza e ottusità, di pregiudizi e superficialità. Senza stare dalla parte di nessuno, senza giustificare o condannare, Perissinotto racconta, aggraziato e angosciante, ciò che potrebbe essere già domani, qui ed ora.
Athena Barbera

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