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Cosa rende unici gli esseri umani? Che cosa ha reso la specie umana quella di maggior successo sul nostro pianeta? Per molti scienziati la risposta risiede nell'insolita dimensione del cervello, che presiede alla capacità di pensare, comunicare, servirsi di utensili e camminare eretti. Ma se fosse esattamente il contrario? Se fosse stato il bisogno di camminare, comunicare, servirsi di utensili a spingere l'evoluzione verso lo sviluppo di un cervello di grandi dimensioni? L'autore propone un'intrigante ipotesi evolutiva fondata sull'osservazione scientifica diretta del comportamento di scimpanzè, bonobo, gorilla, orango e delle moderne popolazioni umane di cacciatori raccoglitori, da lui studiati a lungo in Africa, Asia e America Latina. Per Stanford ciò che ha reso unici - e dominanti - gli esseri umani è stata la carne o, meglio, il desiderio di essa, il mangiare, cacciare e condividere carne. Questo desiderio, condiviso da molti primati, ha indotto i maschi a organizzare battute di caccia e ad avere sulle femmine un potere derivante dalla distribuzione della preda. Alla luce delle attuali interpretazioni del ruolo dei due sessi nelle società umane, l'autore giunge ad elaborare l'ipotesi più provocatoria di "Scimmie cacciatrici": l'impiego strategico e politico della carne sarebbe all'origine del formarsi e consolidarsi delle società patriarcali. Per l'autore l'espansione del cervello nel corso degli ultimi 200.000 anni sarebbe stata incentivata dalle capacità richieste dalla strategia di caccia e di condivisione della carn; da queste due attività sarebbero derivati effetti profondi, ancora oggi visibili, sulle strutture sociali.
25/05/2001
<br>Un buon libro sul comportamento delle scimmie antropomorfe, ma con pochi agganci dimostrati con l'evoluzione umana per la maggior parte (nonostante le ostinate e politically corect assicurazioni dell'autore) basate sull'osservazione dei gruppi di cacciatori-raccoglitori attuali, sicuramente non "primitivi". Interessanti le osservazioni sul significato della solidarietà (che a prima vista è quanto di meno darwiniano esista... Ma solo a prima vista), peccato che nemmeno queste siano dimostrate con sufficiente rigore. Tutto sommato un buon libro, anche se poco scorrevole come stile e con un rigore antropologico non eccessivo.

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