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"La vicenda della persecuzione antiebraica messa in opera dal fascismo è argomento tuttora assai controverso. Il volume ripercorre la questione scegliendo come angolo visuale la scienza e il mondo scientifico. Se è vero infatti che in generale il popolo italiano aderì blandamente alle iniziative antisemite del regime, è altrettanto vero che esse trovarono il massimo consenso proprio nel mondo della cultura e della scienza. Gli autori si prefiggono tre obbiettivi: misurare il coinvolgimento del mondo degli scienziati nelle politiche razziali fasciste; illustrare il rapporto fra scienza e razzismo: da un lato, il mondo scientifico si lasciò coinvolgere in modo rilevante nella politica della razza e, anzi, si distinse nelle ricerche delle giustificazioni antropologiche, demografiche e genetiche che le dottrine razziste necessariamente richiedevano; dall'altro, le misure politiche adottate produssero un'autentica devastazione nel panorama scientifico e accademico italiano. Nell'insieme, il ritratto dell'Italia del tempo è carico di contraddizioni: al ""paese di Perlasca"", l'uomo che salvò migliaia di ebrei senza nemmeno rivendicarne il merito, fa riscontro il ""paese di Bottai"", uno dei più accesi fautori ed esecutori della persecuzione razziale fascista."

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