Alto um metro e ottanta. Occhi verdi (e favolosi!), viso pallido e capelli scuri. Spiantato, fecale, nauseabondo e catarroso.
Ripley Bogle ha solo ventidue anni ma ha già toccato il fondo. E' nato in un ghetto di Belfast, figlio di una prostituta irlandese e di un alcolizzato gallese.
Crescendo anche Ripley ha preso il gusto dell'alcol e delle risse. Romantico e cialtrone, continua a infiammarsi per amori impossibili.
La vita gli avrebbe anche dato una possibilità: grazie alla sua intelligenza fuori del comune era riuscito ad entrare nel Trinity College. Ma per chi ha la vocazione della strada e sete di vera libertà, il perbenismo e l'anticonformismo apparente di Cambridge sono una irresistibile provocazione.
Stravagante e bizzarro, Ripley Bogle vive ore da vagabondo in una Londra esasperata e lirica, trasformata nel regno dei barboni. Lo seguiamo per un imprevedibile e travolgente week-end in cui demolisce politica, cultura e finanza, inseguito dagli incubi del presente e dalla realtà del ricordo. Nella grande tradizione irlandese, ironico come Wilde e ossessivo come Beckett, McLiam Wilson costruisce un autentico eroe dei bassifondi, geniale, perverso e bugiardo, molto divertente e ancora più inquietante.
11/02/2004
Stefano - Steforn@libero.it
Raccontare la storia di un beautiful (forse) looser (sicuramente) che ha lo stupore del giovane Holden ed il disincanto del vecchio Barney non è cosa da poco. McLiam Wilson ci riesce bene, e la cadute di ritmo sono veramente poche. Consigliato a chi ama ridere per non piangere...
07/02/2001
<br>Quando ho comprato "Ripley Bogle", il libraio mi ha detto di averlo scovato in un angolo nel magazzino del distributore. In effetti credo che, come me, molti abbiano cercato e letto questo romanzo solo dopo aver divorato "Eureka Street", il secondo di McLiam Wilson, uno spaccato irresistibile sulla Belfast post-troubles . Bene, sarebbe stato un delitto se R.B. fosse rimasto per sempre nel dimenticatoio, o in quell'angolo di magazzino, perché è un romanzo intenso, avvicente, anche inquietante, con quell'equilibrio tra ironia, divertimento e compassione che spesso ci fa amare un libro. Leggendolo, è impossibile non partecipare emotivamente alle vicende travagliate di questo giovane (anagraficamente) vecchio (per lo stato psico-fisico in cui si trova) che passa attraverso delusioni, speranze, e alla fine si ritrova malandato e disilluso, impegnato nell'unica lotta alla quale non può (forse) sottrarsi, pur controvoglia: quella per tirare avanti, per sopravvivere. Non manca la speranza, ovviamente, anche se non c'è traccia di buonismo, e l'impressione è che il vecchio Ripley sia un caso irrecuperabile, un perfetto sconfitto, tanto è vero che lo ritroviamo, diciamo non in gran forma, in un passo di Eureka Street. Rispetto a quest'ultimo, la lettura è meno facile e scorrevole, ma si viene presto conquistati dalla forza del personaggio e dall'abilità dell'autore.
