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Donna di grande fascino e carattere, occhi color ghiaccio e capelli pettinati alla Greta Garbo, amante del bello in tutte le sue forme, dalle sublimi espressioni dell'arte, al design, all'alta sartoria, Palma Bucarelli ha attraversato il Novecento lasciando un'impronta indelebile nel panorama artistico italiano. Nominata nel 1933, a soli ventitré anni, ispettrice della Galleria Borghese, dimostra fin dal principio il suo spirito determinato: quando Mussolini convoca tutti i soprintendenti d'Italia, lei non si presenta, e difenderà questa posizione indipendente per tutti gli anni del regime. Il coraggio, certo, non le manca: ai primi bombardamenti alleati sulla capitale, si impegna a portare in salvo il patrimonio della Galleria nazionale d'arte moderna, di cui è diventata funzionario con mansioni direttive, prima a Caprarola e poi a Castel Sant'Angelo. Il secondo no a Mussolini lo dice quando la RSI chiama i suoi a raccolta: resta senza stipendio, collabora con la Resistenza distribuendo in bicicletta il foglio clandestino "L'azione", e continua a proteggere la "sua" Galleria. Finita la guerra, Palma si deve confrontare con una società conservatrice e culturalmente arretrata. Per tutta la sua lunga vita, potrà contare sull'appoggio dei suoi amici e corteggiatori. Pioniera nell'arte e nella vita, donna libera in un mondo che alle donne lasciava poco spazio, Palma Bucarelli ha contribuito a imporre nel nostro paese l'idea moderna di museo.
19/06/2010
Plus uno maneat perenne saeclo "sopravviva per più di una generazione" è l'auspicio catulliano applicabile alla vita, laboriosamente feconda, di Palma Bucarelli. Precipitosamente, come nelle immagini di un film lungo ma mai monotono, scorre la biografia della direttrice della GNAM in una temperie culturale che la vede protagonista insieme ai grandi che hanno fatto grande l'arte del secolo scorso: Argan, Venturi, Beyeler, Trombadori, Schifano, Capogrossi e Pascali. In un mondo di forti amori e tenaci odi, la passione per l'arte di Palma Bucarelli si è scontrata, ripetutamente, con la miopia politica, con le commissioni fatte da incompetenti, con l'ottusità (di sapore quasi kafkiano) ministeriale che le proibisce di acquistare "La città che sale" di Boccioni (oggi vanto del MOMA di New York, come ben riconosce l'autrice) perché, secondo il gagliardo limite mentale di un funzionarietto, "non ci sono soldi da buttare in stupidaggini". Il libro s'inserisce nel solco della memorialistica d'arte alla DAN FRANCK (autore di Montmartre e Montparnasse e di Libertad), tracciando un inarrivabile ritratto civile e culturale del Novecento romano ed italiano.
